25 Aprile 2025 – Festa della Liberazione

Oggi, come ogni anno, il 25 aprile non è solo una data sul calendario. È un simbolo inciso nella coscienza collettiva del nostro Paese. È la voce della Resistenza che ancora ci parla, che ci ricorda che la libertà non è un bene scontato, ma una conquista faticosa, voluta, cercata, difesa con coraggio e visione.

E’ il giorno in cui l’Italia ha scelto di rialzarsi. Ha scelto di rompere le catene della dittatura e del terrore, per affermare i valori della democrazia, della giustizia e della dignità umana. Oggi rendiamo onore a chi ha combattuto perché potessimo vivere in una Repubblica libera. A chi ha detto no, quando dire no costava tutto. A chi ha creduto che un Paese potesse essere migliore, e ha dato la vita per questo sogno, a chi ha deciso di stare dalla parte giusta della Storia.

Ricordiamo anche cosa fu davvero il fascismo, al di là della retorica e della semplificazione. Un regime che soffocò il pensiero libero, che represse ogni dissenso con violenza e intimidazione, e che trasformò intere regioni d’Italia in strumenti di controllo e punizione. La Basilicata, in particolare, fu scelta dal fascismo come terra di confino. Una terra dignitosa e forte, ma isolata, povera, ritenuta ideale per spegnere l’influenza degli oppositori politici.

Durante il ventennio fascista, la Basilicata divenne una delle principali terre di confino politico del regime. Isolata, povera, lontana dai centri decisionali e dalle grandi città, la regione fu considerata da Mussolini e dai suoi gerarchi il luogo ideale dove allontanare e “spegnere” la voce degli oppositori del fascismo. Ma fu proprio in quei paesi remoti che molte coscienze trovarono la forza per resistere, pensare e testimoniare.

Le colonie penali agricole istituite in Basilicata non erano semplici carceri: erano strumenti di repressione silenziosa. Non si trattava di luoghi dove i reati venivano scontati secondo giustizia, ma di veri e propri esili interni, decisi in modo arbitrario e spesso senza processo, con il solo scopo di isolare e neutralizzare gli avversari del regime. Lontani dalle famiglie, dagli ambienti intellettuali e dalle reti politiche, gli antifascisti venivano confinati in borghi rurali dove l’obbedienza al regime era garantita dalla fame, dall’ignoranza imposta e dal controllo capillare della milizia.

Luoghi come Aliano, Grassano, Marconia, Melfi, Tricarico, Tursi, Montemurro e Matera accolsero — o più propriamente imprigionarono — uomini che non accettavano il pensiero unico fascista. Molti di questi paesi videro la nascita o l’espansione di colonie agricole e penali, come quella di Marconia di Pisticci, inaugurata nel 1939, che ospitò oltre 1500 confinati tra cui comunisti, socialisti, anarchici, liberali e semplici cittadini accusati di “disfattismo” o “attività sovversive”.

Tra le figure più note vi fu Carlo Levi, confinato ad Aliano dal 1935 al 1936. Pittore, scrittore e medico torinese, Levi era stato arrestato per la sua militanza antifascista. Durante il suo confino, osservò e ascoltò le storie della popolazione contadina lucana, denunciando nel suo celebre libro Cristo si è fermato a Eboli l’abbandono istituzionale e la miseria in cui viveva il Meridione. Il suo racconto, lontano dalla propaganda del regime, restituì dignità a una terra dimenticata e svelò al mondo la brutalità sottile del confino politico.

Altri nomi importanti passarono per la Basilicata: Manlio Rossi-Doria, economista e fondatore della moderna agronomia meridionalista; Umberto Terracini, futuro presidente dell’Assemblea Costituente; Cesare Pavese, scrittore e intellettuale; e molti altri, meno noti, ma ugualmente determinanti nella costruzione di un’Italia diversa, libera e democratica.

Le colonie penali in Basilicata non furono dunque solo strumenti di punizione, ma divennero, in molti casi, luoghi di riflessione e risveglio. Nella durezza dell’isolamento, molti intellettuali compresero più a fondo il legame tra ingiustizia sociale e repressione politica, e maturarono una coscienza nuova: quella che avrebbe animato, anni dopo, la Resistenza e la nascita della Repubblica.

Oggi ricordare queste pagine significa non dimenticare. Significa comprendere che la democrazia si costruisce anche con la memoria dei luoghi meno visibili, delle vite sospese, delle parole scritte tra i calanchi e le strade polverose di una terra antica. La Basilicata, marchiata come terra di confino, è diventata simbolo di silenziosa resistenza civile. E oggi, nel ricordo, anche essa parla di libertà.

La Festa della Liberazione non è nostalgia, non è rito svuotato. È memoria viva. È il filo che lega le generazioni. È il monito che ci ricorda che ogni libertà va nutrita con consapevolezza, difesa con responsabilità, custodita con passione.

In un tempo in cui le sfide sono nuove, ma le tentazioni autoritarie non sono scomparse, questa ricorrenza ci interpella: cosa facciamo noi, ogni giorno, per meritare quella libertà che altri hanno conquistato a caro prezzo?

Celebrare il 25 aprile significa questo: non voltarsi dall’altra parte. Significa scegliere il dialogo al posto dell’odio, la partecipazione al posto dell’indifferenza, la verità al posto della propaganda. Significa camminare ancora oggi, idealmente, al fianco di chi salì in montagna con un fucile e un ideale più grande di sé — e di chi, esiliato nei paesi dimenticati dell’entroterra, resisteva scrivendo, insegnando, immaginando un’Italia diversa.

Perché la libertà non è un’eredità da amministrare. È un dovere da rinnovare. E un impegno da onorare. Sempre.

E perchè, soprattutto, chi vorrebbe riscrivere a suo piacimento la storia dovrebbe ricordare che se puo’ farlo e grazie a quanti, con cuore e col sangue, ci consegnarono il NOSTRO 25 Aprile.

E purtroppo, notizia di queste ore, da Nord a Sud sono tante le amministrazioni, anche di centro sinistra, che hanno annullato le manifestazioni.  Manifestazioni che non si svolgono a Roma dove sarebbe anche comprensibile il problema dell’ordine pubblico ma nelle “province dell’impero“. Insomma per parafrasare un vecchio film il governo ordina “SALTA” e tutti pronti a rispondere semplicemente “A CHE ALTEZZA SIGNORE!!!“… la domanda a questo punto e’ fra destra e sinsitra la differenza qual e’? che la destra e’ coerente… invece la sinistra… latita in termini di idee e progetto…

Comunque…

Viva il 25 Aprile. Viva la Libertà. Viva la Repubblica. Viva la memoria della Basilicata resistente.

Di Admin

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