Don Fermentino
Chi diavolo è
Nato tra i le colline del Vulture e svezzato a bucce di patata e fondi di caffè, Don Fermentino è l’unico vero cittadino cosmopolita espresso dalla pubblica amministrazione lucana nell’ultimo ventennio. Non per scelta culturale o sete di conoscenza, sia chiaro, ma per conclamata saturazione impiantistica.
Mentre i sindaci si riuniscono in delegazione plenaria a Potenza per interrogarsi sul perché un impianto di compostaggio colmo fino all’orlo puzzi e non accetti camion, Don Fermentino si gode il suo Grand Tour a cinque stelle su asfalto lungo le autostrade del Mezzogiorno, rigorosamente spesato dalle tasche dei contribuenti.
Dotazione di Bordo
Non esce mai senza i suoi inseparabili occhiali neri da sole (indispensabili per non guardare in faccia i residenti appestati dai miasmi) e la fidata valigia in cuoio vintage. Una borsa consunta, tappezzata di adesivi turistici delle mete più ambite del turismo indifferenziato: Contrada Cafaro, Carpineto di Lauria, discariche tarantine e termovalorizzatori d’oltralpe. In tasca esibisce con fierezza il suo Passaporto Rifiuti con visto speciale: destinazione ovunque, purché lontano dal luogo di produzione.
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