
In questi giorni, la Presidente del Consiglio Giorgia “The Patriot” Meloni ha commemorato Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù, una delle tante, troppe vittime di un brutale agguato negli anni di piombo. Una morte tragica, come tante altre di quel periodo oscuro della storia italiana. Ma c’è un problema: la destra continua a usare la memoria delle vittime a senso unico, riscrivendo la storia e nascondendo le responsabilità della violenza proveniente dalla propria parte politica.
Sotto il velo della pacificazione nazionale, si insinua un messaggio pericoloso: la criminalizzazione in blocco della sinistra, mentre si tacciono — o si cancellano — le molteplici vittime del neofascismo.
Dove sono le commemorazioni per Iolanda Palladino?
Iolanda Palladino, studentessa napoletana di 21 anni al primo anno di Giurisprudenza, venne investita da una delle molotov che i militanti neofascisti della sezione Berta del Msi lanciarono durante una manifestazione per la vittoria del Pci. Prese fuoco, scappò dall’auto, venne soccorsa in strada. Morì il 21 giugno dopo giorni di agonia. Il suo funerale vide la partecipazione di 30.000 persone. Il processo ai responsabili si concluse con pene lievi, prima ridotte poi condonate. Michele Florino, poi diventato senatore, allora segretario della sezione neofascista coinvolta, fu processato per favoreggiamento e poi prosciolto. Aveva detto di non sapere nulla dell’accaduto perchè, raccontò ai giudici, ‘ “Era andato via dalla sezione per prendere le pizze”, come riportato in un intervista Ciro Palladino, fratello della vittima

La sua famiglia non ha mai ricevuto né giustizia piena né risarcimenti. E oggi, il suo nome rischia l’oblio. La targa a suo nome e’ stata piu’ volte rimossa e vilipesa.
Ecco la verità storica:
Sergio Ramelli fu ucciso da esponenti della sinistra extraparlamentare.
Iolanda Palladino fu uccisa da militanti del Movimento Sociale Italiano, la stessa origine politica dell’attuale destra al governo.
Commemorare una vittima e ignorarne un’altra è una forma di tradimento della memoria. Strumentalizzare il sangue versato per riscrivere la storia è un atto grave.
A chi viene da un’eredità politica fatta di odio e violenza, oggi si chiede una cosa sola: il silenzio rispettoso e il coraggio di ammettere le proprie responsabilità.
Perché la memoria non è selettiva. E non si cancella con la propaganda.
Alla prossima Red Pinguini.
Ciauz