Avete presente quando vi fermate a un semaforo rosso e pensate: “Cavolo, sto bloccando il traffico. E se mi arrestassero per questo?”. No? Beh, cominciate a pensarci. Il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal governo ha deciso che manifestare il dissenso bloccando una strada è un atto talmente grave da meritare pene che manco se aveste tentato di rubare l’oro di Bankitalia travestiti da panda anarchici.

Sì, avete capito bene. Bloccare il traffico per protestare contro cambiamenti climatici, diritti calpestati o anche solo contro il prezzo della carbonara diventa ora quasi un crimine di lesa maestà. Non importa se vi incollate per terra con la super colla o vi limitate a camminare lentamente con uno striscione. Lo Stato vi guarda come se foste Bin Laden con un cartello che dice “Stop ai combustibili fossili”.

Nel nuovo codice del dissenso, le priorità sono chiare: non si toccano le auto. Puoi essere povero, discriminato, sfruttato, ma guai a farti vedere tra le ruote di un SUV mentre cerchi di cambiare il mondo. Il traffico è sacro. È la liturgia della modernità. E voi, manifestanti, siete eretici che disturbano il rito mattutino dello smog e della fretta.

E non pensate di cavarvela con una ramanzina. No, qui si parla di fino a sei anni di galera. Manco aveste rapito un assessore alla viabilità. Il reato? “Impedimento doloso della circolazione”. Tradotto: se usi il tuo corpo e non il telecomando per protestare, sei un criminale. Se blocchi una tangenziale per dire che il pianeta sta morendo, ti trattano come se stessi tentando un colpo di stato con l’aiuto di un tubo dell’acqua e una tanica di idealismo.

Il capolavoro? Il pacchetto si chiama “sicurezza”. Ma sicuri di cosa? Della puntualità dell’impiegato medio? Della libertà di lamentarsi solo su Facebook e non in strada? Sicurezza di chi? Sicurezza da cosa? Dai giovani che hanno ancora la voglia di rompere le scatole con la Costituzione in mano?

Ironia della sorte, chi oggi urla contro l’immobilismo sociale viene punito proprio perché cerca di… fermare qualcosa. Ma tranquilli: le proteste si potranno ancora fare. Basta farle nel rispetto del codice stradale, del codice penale e soprattutto del codice QR, che verrà probabilmente richiesto per accedere a ogni manifestazione “legalmente autorizzata”.

Insomma, benvenuti nell’Italia dove puoi perdere il lavoro, la casa, i diritti, ma non puoi far perdere cinque minuti a un automobilista con la musica trap a tutto volume.

Prossimo passo? Il reato di “assembramento lento con cartello poetico”. Ergastolo per chi marcia in silenzio. E pena capitale per chi osa incollarsi all’asfalto senza prima chiedere il permesso al sindaco, alla Motorizzazione Civile e a Elon Musk.

E ricordate: manifestare è un diritto, purché non dia fastidio a nessuno. Come cantare l’inno nazionale in mutande. In casa. Da soli. Con le finestre chiuse.

Di Admin