Mentre l’assessore Pepe rassicura i cittadini che “va tutto bene”, i lavoratori aspettano ore un treno che non arriva, viaggiano su autobus sostitutivi roventi, perdono coincidenze e giornate di lavoro. Un disastro annunciato, che si ripete ogni giorno, nella Basilicata del silenzio e dell’abbandono.

Se c’è una cosa che in Basilicata non manca mai è l’ottimismo dell’assessore regionale ai trasporti. Il leghista Pepe, in perfetto stile istituzionale da prima repubblica (ma con la verve padana), rassicura a ogni piè sospinto: “il servizio ferroviario è ripreso”, “stiamo lavorando”, “i treni sono stati riattivati”.

Peccato che i pendolari lucani – quelli veri, non quelli da conferenza stampa – non se ne siano accorti. E no, non perché sono distratti, ma perché sono troppo impegnati a restare a piedi. Ogni giorno. Ogni santo giorno. Sulla tratta Potenza–Melfi, chi ha la sventura di dover prendere un treno, deve mettere in conto il ritardo, il guasto, la coincidenza mancata o – colpo di scena! – la cancellazione improvvisa. Il tutto condito dal solito, ineffabile autobus sostitutivo. Quando passa.

Dal 15 giugno 2025, dopo mesi di chiusura per lavori, Trenitalia ha “riaperto” la tratta Potenza–Melfi. Ma attenzione: non tutta, solo fino a Melfi. Da lì in poi, verso Foggia, nulla da fare. La galleria “Capraia 2” è ancora chiusa per lavori urgenti. Ma urgenti da quando, esattamente? Nessuno lo sa. Anzi, lo sanno: da mesi. Ma evidentemente la fretta non è contemplata nei cantieri ferroviari lucani.

Così, tra Potenza e Melfi, circolano 18 treni al giorno. Un’offerta ridotta di circa il 40% rispetto al normale. Ma almeno sono puntuali? No. Neanche per sogno. I ritardi sono quotidiani, consistenti, e spesso del tutto privi di spiegazione. Un treno previsto alle 7.10 parte alle 7.40. O alle 8. O non parte proprio. Ma tranquilli: “è tutto sotto controllo”, ribadisce l’assessore.

E quando il treno c’è… si rompe. Perché i convogli sono diesel, vecchi, malandati. Altro che moderni treni Pop o Jazz: qui si va avanti con materiale rotabile d’annata, che spesso non arriva neanche in stazione. Il 4 settembre 2024 furono cancellati quattro regionali in un solo giorno per guasti tecnici. E oggi? Non è cambiato niente. Anzi, forse è pure peggiorato

Per coprire le tratte cancellate, Trenitalia – con la solita tempestività da bradipo – ha attivato autobus sostitutivi. “Soluzione efficace”, dicono. “Una presa in giro colossale”, rispondono i pendolari.

I bus non sono sincronizzati, non sempre passano, spesso arrivano in ritardo o partono vuoti. Nessuno sa bene dove fermano. Alcuni autisti non accettano biciclette. Molti studenti e lavoratori raccontano scene surreali: attendono il bus sotto il sole, poi scoprono che il mezzo è passato 10 minuti prima. Oppure non è passato affatto.

Ma è il sistema in sé a essere indegno: pendolari che devono cambiare due o tre mezzi per raggiungere Potenza, giornate pianificate al minuto rovinate da un pullman che non arriva, un treno che non parte, un’intera Regione che non si fa trovare

Trenitalia – azienda da milioni di euro, sussidiata dallo Stato – continua a vendere biglietti per treni che non esistono. “Corsa soppressa per motivi tecnici”, recita l’altoparlante, come se fosse la normalità. E infatti lo è. La normalità dell’assurdo.

La Regione Basilicata, dal canto suo, tace o peggio: minimizza. Il contratto con Trenitalia prevede investimenti, treni nuovi, qualità del servizio. Sulla carta, tutto perfetto. Nella realtà, un disastro. Perché il treno nuovo, il famoso “Swing”, viene usato dove non serve. Sulla Potenza–Melfi invece restano le vecchie carcasse a gasolio. E chi paga? I pendolari.

L’assessore Pepe – che evidentemente il treno non lo prende mai – si affida alle slide e ai comunicati. E intanto il disagio si accumula. I ritardi si moltiplicano. I lavoratori perdono giorni di stipendio. Gli studenti perdono ore di lezione. Gli ospedali vedono operatori sanitari arrivare in ritardo. Le aziende del polo industriale San Nicola di Melfi, penalizzate dai mancati arrivi. Ma che importa? Tanto c’è il comunicato stampa.

Il pendolare lucano è un eroe silenzioso. O forse un martire. Ogni mattina si sveglia alle 5, prende un treno alle 6.10 (quando c’è), arriva con mezz’ora di ritardo, perde la coincidenza, aspetta sotto il sole, sale su un bus pieno, arriva a lavoro alle 9. Poi, la sera, riparte. E ricomincia l’odissea.

Chi protesta? Pochi. Perché si ha paura. Paura che, come premio per le lamentele, ti tolgano anche il treno delle 17.20. E intanto la Regione firma convenzioni, partecipa a convegni, lancia piani da milioni. Ma alla stazione di Baragiano o Bella-Muro, nessuno ha visto un cambiamento.

Ma per loro “va tutto bene”

La frase più insultante, in tutto questo, è proprio quella: “tutto sotto controllo”. È la scusa perfetta per non fare niente. Per fingere che i problemi non esistano. Che i pendolari siano invisibili.

Si può davvero parlare di normalità quando un’intera linea ferroviaria funziona a singhiozzo da mesi? Quando decine di corse vengono soppresse o rimpiazzate da mezzi di fortuna? Quando non c’è alcuna garanzia di arrivare puntuali a lavoro?

La verità è che la Basilicata ferroviaria è stata abbandonata. Il diritto alla mobilità è stato calpestato. E nessuno si assume la responsabilità politica di questo fallimento.

Caro assessore Pepe, basta con le frasi fatte. Basta con i selfie accanto ai cartelli dei cantieri. Basta con le conferenze stampa in cui tutto è “strategico”, “risolutivo”, “parte di una visione”. La gente vuole treni che funzionano, orari rispettati, coincidenze garantite.

Vogliamo materiale rotabile degno del 2025, non convogli diesel del 1982. Vogliamo un’infrastruttura efficiente, non binari eternamente in manutenzione. Vogliamo autobus che seguano orari, non roulette russe da app ufficiale. E soprattutto, vogliamo rispetto.

Rispetto per chi lavora. Per chi studia. Per chi ogni giorno combatte contro un sistema ferroviario indecente, imposto da una Regione troppo lontana dalla realtà.

Finché ci sarà anche solo un pendolare lasciato a piedi sulla Potenza–Melfi, noi continueremo a denunciare. A scrivere. A raccontare. A ridere amaramente di chi ci promette treni digitali ma ci consegna autobus sgangherati.

C’è una Basilicata vera, che si alza presto, prende treni che non ci sono, e arriva sempre troppo tardi. Quella Basilicata merita attenzione. E non i soliti “tutto sotto controllo” da assessore di palazzo.

Perché niente è sotto controllo, quando ogni giorno è una corsa a ostacoli. E chi governa ha il dovere di ascoltare, non di ignorare.

L’ultima chicca questa mattina… il treno 19871 cancellato per aver investito un animale… ma mica si sostituisce con bus… fossero matti… si invitano i viaggiatori “a proseguire il viaggio con il bus pz605 (quello che arriva a Potenza Macchia Romana, prima fermata nel capoluogo, alle 8.30)… ovviamente bus strapieno. passeggeri che a Possidente e Pietragalla non sono potuti salire.

La pazienza è finita. Restituiteci i treni. Restituiteci il diritto di arrivare puntuali. Restituiteci la dignità.

Alla prossima Red-Pinguini…

Di Admin