Una campagna digitale orchestrata da govextra.gov.il — il sottodominio governativo israeliano — ha saturato i risultati di Google quando si cerca il nome di Francesca Albanese. Per mesi, la sua pagina Wikipedia è stata oscurata da inserzioni a pagamento che la accusano di violare i principi ONU, sostenere Hamas, e violare l’imparzialità professionale  Questo non è marketing politico: è un tentativo palese, sofisticato e costoso di plasmare l’opinione pubblica internazionale e delegittimare una relatrice ONU.

Fanpage.it descrive nel dettaglio come la Israeli Government Advertising Agency abbia comprato parole chiave strategiche (in pack pay-per-click), facend comparire il sito sponsorizzato di govextra.gov.il come primo risultato per chi cerca “Francesca Albanese” su Google in Italia.
Il testo sponsorizzato lancia accuse specifiche: relazioni con gruppi terroristici, violazioni deontologiche, distorsioni irreparabili del mandato ONU.

Non si tratta di semplice propaganda: l’obiettivo è neutralizzare la critica internazionale, non solo contro Albanese, ma contro l’intero movimento globale che chiede la fine del genocidio a Gaza. Il messaggio prevede che chiunque denunci l’occupazione, la fame usata come arma e il coinvolgimento di colossi aziendali, sia etichettato come radicale o antisemitico fanpage.it.

Nel suo rapporto presentato al Consiglio ONU per i diritti umani, Albanese descrive Gaza come teatro di un genocidio israeliano, sostenuto da una “economia del genocidio” alimentata da oltre 60 compagnie – da Lockheed Martin a IBM – coinvolte nella sorveglianza, guerra e insediamenti colonici
Ha chiesto un embargo sulle armi, la sospensione di tutte le relazioni commerciali e legali, e responsabilità individuali per i dirigenti aziendali.Le sue parole hanno suscitato l’ovazione nel Consiglio ONU a Ginevra.

Gli Stati Uniti, per mezzo del segretario di Stato Marco Rubio, hanno imposto sanzioni contro Albanese, accusandola di antisemitismo e richiedendo misure legali contro aziende come Google e Microsoft. Amnesty International e gruppi per i diritti umani hanno definito queste sanzioni come atroci violazioni del diritto internazionale e un attacco ai meccanismi di protezione ONU
Israele, tramite le sue missioni diplomatiche, ha bollato il suo rapporto come “legalmente infondato, diffamatorio e abuso flagrante del suo ufficio” Investing.comAnadolu Ajansı.

Facciamo un confronto con il teatro informativo sul conflitto Russia‑Ucraina (l’altra crisi in piena Europa)

  • Russia‑Ucraina: sebbene la propaganda sia diffusa—tramite media statali russi, campagne digitali, social media—non vi è prova che uno Stato abbia usato annunci a pagamento su Google o su canali occidentali per manipolare in modo sistematico i risultati di ricerca a livello globale.

  • Israele‑Gaza: la manipolazione a pagamento, l’impiego di video IA sponsorizzati, e la strumentalizzazione del SEO politico sono strategie ufficiali documentate. Questa operazione mediatica digitale si affianca a campagne serie e strutturate per screditare testimoni e voci indipendenti.

 

Questa campagna dimostra che la lotta per i diritti dei palestinesi non è solo sul campo: è anche una battaglia per l’informazione e la narrazione.

Screditare Albanese serve a delegittimare il concetto stesso di “genocidio” applicato alla Striscia di Gaza, polarizzando il discorso pubblico e criminalizzando la solidarietà.

Impedire l’accesso ai contenuti veri – come il rapporto ONU – danneggia la capacità delle persone di informarsi in modo indipenden

Non è un caso che il primo risultato quando cerchi “Francesca Albanese” su Google non sia la sua pagina istituzionale, ma un annuncio sponsorizzato da govextra.gov.il. È una campagna orchestrata, pianificata, costosa: un attacco digitale ai presupposti stessi dell’informazione libera.
Le aziende elencate nel suo rapporto – da Microsoft a Amazon, da Caterpillar a Lockheed – ne escono coinvolte in un sistema che Albanese definisce una vera e propria economia del genocidio, con legami alle operazioni militari nelle colonie e a Gaza.
Il tentativo di ridurre tutto a calcolo politico o propaganda è troppo riduttivo. È un tentativo di cancellare voci scomode e reprimere le istanze di giustizia e verità. Il movimento che chiede la fine del genocidio a Gaza non può ignorare questa guerra silenziosa per la narrazione.
Se il diritto all’informazione diventa oggetto di una campagna sponsorizzata, allora il pericolo non è solo sulle vite civili nella Striscia di Gaza: è la libertà stessa di capire e di dissentire che è sotto attacco.

Alla prossima Red-Pinguini… e non e’ detto che l’attacco si estenda ai siti, istituzione, di informazione o semplicemente di pensiero come il mio… chissa… magari pagheranno i provider per chiuderli.

P.S. … ah dimentitavo… in tutto questo e’ assordante il, continuo, silenzio della politica italiana e europea (il minuscolo e’ voluto… se non si fosse capito…)

Di Admin