I fatti di ieri alla Sumud Flotilla hanno sancito una volta per tutte una verità che molti sapevano ma pochi avevano il coraggio di ammettere: il diritto internazionale, quello stesso codice di norme e principi che dovrebbe essere la bussola morale e giuridica dell’intera comunità globale, non esiste davvero. O meglio, esiste solo quando fa comodo ai potenti. Il resto è farsa, un teatrino grottesco di ipocrisia e doppiezza, dove la giustizia internazionale è piegata, calpestata e ignorata in nome di interessi politici, economici e militari.
Ieri una nuova missione della Sumud Flotilla, una iniziativa che da anni cerca di rompere il blocco ingiusto e illegale imposto su Gaza, è stata brutalmente fermata. La narrazione ufficiale che ci viene propinata parla di misure necessarie per la sicurezza, giustificazione scontata di un uso sproporzionato della forza contro una spedizione disarmata che, piuttosto, rivendicava un diritto umano fondamentale: portare aiuti e rompere un assedio che la comunità internazionale continua a ignorare o addirittura legittimare.
Non si tratta solo di un episodio isolato o di un incidente di percorso. È la prova lampante che il diritto internazionale è un’arma spuntata nelle mani di chi lo pronuncia e un colpo di pistola disposto al suo interno quando serve a proteggere interessi di parte.
Chi si erge a paladino del diritto internazionale – ONG, governi, organizzazioni multilaterali – si rivela spesso un simulacro. Si difende la sovranità di uno Stato piuttosto che un altro, si condanna una violazione qui e si volta la testa altrove. La condanna di ieri è stata tiepida, quasi reticente. Una vera comunità globale salda e rispettosa delle regole non avrebbe esitato a condannare senza ambiguità la violenza e il blocco illegale. Invece abbiamo visto schieramenti diplomatici di circostanza, dichiarazioni di condanna di facciata, nessuna misura concreta.
L’ipocrisia sta anche nel selezionare quali norme applicare, quali Stati punire e quali invece lasciare liberi di agire impunemente. Se il diritto internazionale non è universale, perde ogni efficacia ed è destinato a diventare uno strumento nelle mani di chi detiene il potere.
Questo è il nodo cruciale. Se la comunità internazionale accetta, tollera o peggio legittima che per certi Stati o attori non si applichino le stesse regole che valgono per altri, allora viene meno proprio la base stessa su cui si fonda la cooperazione internazionale. Non esiste uno “stato di diritto” globale se lo Stato di diritto vale solo selettivamente.
Ieri, con la repressione della Sumud Flotilla, si è scritto un nuovo capitolo di questa storia di ipocrisia globale che finge di difendere regime di legalità ma in realtà serve solo a perpetuare squilibri di potere, ingiustizie, apartheid e assedi umanitari.
La totale degenerazione del concetto di diritto internazionale ha conseguenze gravissime. In assenza di certezze e di applicazioni uniformi, si spalanca la porta al più forte, a chi detiene la leva militare ed economica, a chi può ignorare ogni norma impunemente. Il rischio di una nuova anarchia globale senza regole, prerequisito per guerre, oppressioni e sopraffazioni sempre più brutali, diventa concreto.
Cosa succedera’ domani se la Cina volesse invadere Taiwan… o se la Russia, dopo anni di espansione della NATO dovesse passare a maniere davvero forti… chi si opporrebbe? e con quale diritto potrebbe farlo???
Le azioni di ieri dimostrano che è inutile sperare in un sistema internazionale equilibrato, serio, giusto se si lascia libero spazio a deroghe continue basate sulle convenienze del momento.
Non si può più stare a guardare e accettare supinamente questo stato di cose. Chi tiene davvero al rispetto dei diritti umani, della legalità e della dignità delle persone deve prendere posizione chiara, netta e senza compromessi. Bisogna denunciare apertamente l’ipocrisia del diritto internazionale così come è, ed esigere un cambiamento radicale.
Servono trasparenza, equità e meccanismi inderogabili che impediscano abusi, discriminazioni, doppi standard. Serve una mobilitazione di società civili, istituzioni indipendenti e cittadini consapevoli che vogliano rompere con questo circolo vizioso di normalizzazione delle violenze e dell’ingiustizia.
Ieri non è stato solo un altro episodio di violenza su chi cerca di portare solidarietà ad una popolazione assediata. È stata la fotografia drammatica di un sistema di relazioni internazionali ormai completamente allo sbando, truccato e manipolato da interessi geopolitici strumentali, incapace o forse non interessato a garantire un minimo di equità e di rispetto.
Il diritto internazionale non è solo una questione tecnica o legale; è un imperativo morale. E se perde questo significato, allora perde ogni ragione di esistere.
Dopo ieri, è oramai evidente che quella che chiamiamo “comunità internazionale” è un teatro di ipocrisie dove il diritto internazionale si piega al gioco di poteri fortissimi ignorando la sofferenza, la dignità e i diritti dei più deboli. Se il diritto internazionale non vale per la Sumud Flotilla, allora possiamo smettere di crederci per chiunque.
L’unica via per spezzare questo incubo è denunciare senza filtri questa vergogna, perché finché non si accetta e si affronta questa realtà, continueremo a vivere un mondo dove la giustizia internazionale sarà sempre solo una parola vuota, bella solo per le conferenze stampa e i discorsi retorici.
I veri diritti, quelli dei popoli e delle persone, saranno sempre sacrificati sull’altare della convenienza geopolitica. E questo è inaccettabile.
Cari Red-Pinguini… domani (3 ottobre 2025) fermiamo tutto. uno sciopero generale che faccia capire ai “governanti” che non possono continuare con questa politica fatta di vigliaccheria e servilismo nei confronti di chi pensa di essere il padrone del mondo. L’Europa, quella di Spinelli e del Manifesto di Ventotene, che non piace al nostro governo ma anche ad altri, e’ altro. E’ un enelito di pace e giustiza per TUTTI.
Voglio concludere con alcune parole rivolte soprattutto a quanti pensano che azioni come quelle della Sumud Flottilla siano inutili e anzi vadano contro “piani di pace” (sarebbe meglio dire diktat in previsioni di criminali speculazioni immobiliari da miliardi di dollari), e non prendono posizione o si disinteressano di quanto accade…
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.»
Alla prossima Red-pinguini…