Un tempo il Nobel era un premio solenne, simbolo di meriti scientifici, letterari o umanitari. Oggi sembra più un episodio surreale di “Black Mirror”, dove le categorie si mescolano, i valori si ribaltano, e le candidature fanno più rumore dei premi veri. L’ultima puntata? Giorgia Meloni candidata al Nobel per l’Economia (pare da Italo Bocchino) e Donald Trump proposto da Israele per il Nobel per la Pace.

No, non è un episodio di “Boris”. È cronaca. O forse è satira politica già scritta da sé

L’eco della proposta – attribuita a Italo Bocchino – ha fatto il giro dei social come una pernacchia virale. Ora, premiare Giorgia Meloni per meriti economici è come premiare un piromane per la gestione oculata dei boschi.

L’Italia di Meloni ha vissuto mesi difficili: inflazione altalenante, aumento del debito, salari stagnanti, bollette che sembrano prodotti di lusso. Il taglio del cuneo fiscale? Un cerottino su una frattura multipla. L’argomento, per chi ci crede, sarebbe “l’aver tenuto i conti in ordine in tempi di tempesta”. Ma l’impressione è che l’unico ordine rimasto sia quello delle file ai centri per l’impiego.

In breve: Nobel per l’Economia? Solo se lo si assegna per la resilienza… degli italiani.

Donald Trump è stato ufficialmente proposto per il Nobel per la Pace dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. La motivazione? Gli accordi di Abramo, e più di recente l’intervento militare contro il programma nucleare iraniano. Insomma, si propone di premiare un ex presidente per aver portato “stabilità” con missili e minacce.

Nella sua prima candidatura (2020), Trump cavalcava l’onda degli “accordi” tra Israele e alcuni paesi arabi. Ma oggi la pace evocata è più simile a un “cessate il fuoco preventivo”, ottenuto con l’intimidazione. È come se si premiasse uno sceriffo del Far West per aver tenuto l’ordine… sparando a vista.

La “pace” versione Trump è una pax americana al plutonio, non certo il sogno di Alfred Nobel. Forse sarebbe più onesto candidarlo al Nobel per la Gestione Creativa del Conflitto.

I Nobel dell’Ipocrisia

Questi esempi mostrano una verità grottesca: il Nobel, come ogni simbolo, può essere svuotato e riempito di qualunque cosa. Se oggi si premiano:

  • i politici per “non aver fatto troppi danni”,

  • i presidenti per “aver bombardato con stile”,
    allora possiamo istituire nuove categorie:

  • Nobel per la Contraddizione Permanente

  • Nobel alla Coerenza Immaginaria

  • Nobel alla Politica Cosmetica

  • Nobel per la Capacità di Dire Tutto e il Contrario in una sola conferenza stampa

In questo circo, non possiamo che proporre anche noi il nostro premio. E allora ecco alcune nuove categorie per il cittadino medio, quello che osserva, commenta, ironizza:

  • Nobel alla Resistenza Culinaria: per chi è riuscito a fare la spesa con 20 euro nel 2025.

  • Nobel per la Pace Domestica: per chi ha evitato il divorzio dopo la terza bolletta da 400 euro.

  • Nobel per la Satira Immediata: per chi ha creato un meme su Meloni e il Nobel prima ancora del comunicato stampa.

  • Nobel alla Speranza Persistente: per chi crede ancora che “la prossima legge di bilancio sistemerà tutto”.

E visto che mi trovo mi metto pure io “in gloria” con una bella aureola e delle alucce di sti tempi piu’ che probabili con tutti questi “esportatori di democrazia” che ci sono in giro

In un tempo in cui le parole “merito”, “pace” ed “economia” sono piegate alla propaganda, il Nobel rischia di diventare un oggetto di scena. Come gli Oscar alla carriera dati agli attori sbagliati troppo tardi. O come quei diplomi onorari che fanno ridere anche il bidello.

Ma forse tutto questo ci insegna una cosa: se il Nobel è diventato uno specchio del potere, allora ridere è l’unico modo per non piangere. Dissacrare è l’unico atto di resistenza rimasto.

E quindi, caro lettore, candidati anche tu: il Nobel per la Sopravvivenza Satirica ti aspetta. Consegna prevista tra un taglio ai fondi per la cultura e un bonus a chi non ne ha bisogno.

Alla prossima Red Pinguini

Post Scriptum:
Se un giorno vedrai Trump al ritiro del Nobel con un gilet antiproiettile e Meloni che ringrazia il MEF con un “Ce lo chiede l’Europa”, sappi che non è distopia. È solo lunedì.

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Di Admin