Cari Red-Pinguini… voglio chiudere l’anno con alcune considerazione di quanto sta accadendo sui social…
Immaginate di scorrere il feed di Facebook o Instagram in questi giorni di fine 2025: mappe dell’Europa “spezzata” in Stati sovrani contro l’Unione Europea “imposta”, meme che chiedono “Chi dividerebbe i confini dell’Italia per la pace?”, sondaggi improvvisati su “Siete pronti a usare le armi per difendere l’Europa?”. Non è fantascienza, è la realtà virale che sta invadendo i social. Questi post non sono casuali: testano il terreno, misurano la “disponibilità” al riarmo, normalizzano l’idea che la pace si costruisca con più arsenali. Eppure, in Italia, questa narrazione stride con la nostra anima profonda, quella dell’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra e di Sandro Pertini che sognava un Paese “portatore di pace”. E mentre l’Ucraina occupa schermi e titoli, Gaza – con il suo stillicidio di vittime – svanisce nei silenzi del mainstream. Proviamo a ragionare insieme su questo groviglio, senza slogan, ma con fatti e memoria.
Partiamo dai social, quel laboratorio emotivo dove si forgia l’opinione pubblica. Da mesi, contenuti polarizzanti proliferano: una mappa mostra l’Europa “geografica” (solo confini nazionali) contro quella UE “artificiale”, con caption che invocano la “vera sovranità”. O post che chiedono: “Divideresti i confini per un’Europa armata e unita?”. Non c’è una campagna unica tracciabile, ma un’onda coerente, amplificata da profili anonimi o gruppi euroscettici. Coincide con i piani ReArm Europe di Ursula von der Leyen: 800 miliardi per la difesa comune, spinti dalla “minaccia russa” e dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. I sondaggi? L’Eurobarometro 2025 registra l’81% di sostegno europeo a una difesa UE unificata, con il 40% che vuole più fondi. Ma in Italia, Demopolis e Ipsos dipingono un quadro diverso: 51-57% contrari al riarmo, 94% contro l’invio di truppe in Ucraina. Quei post sui social sembrano sondaggi informali, progettati per spostare l’ago, far sembrare inevitabile la corsa alle armi. E funzionano? In parte sì, perché cavalcano paure: costi energetici, inflazione, “l’Europa ci tradisce”. Ma ignorano che il pacifismo italiano non è fringe: è maggioritario, radicato.
Qui entra Sandro Pertini, il partigiano-presidente che parlava dritto al cuore. Nel discorso d’insediamento del 9 luglio 1978, al Quirinale, tuonò: “L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame”. Non era poesia: era un imperativo. Nel messaggio di fine anno 1981, toccò il Medio Oriente: “Israele ha occupato ed occupa territori altrui. […] Gli ebrei non sono stati perseguitati, prima di avere uno Stato, nell’Oriente, dagli arabi. Sono stati perseguitati in Europa, dagli europei. E finalmente, poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, ebbero un territorio ed una Patria. E quindi anche un territorio ed una Patria, a mio avviso, devono avere i Palestinesi, altrimenti non vi sarà mai pace nel Medio Oriente”. Nel 1983, sul Libano: “Se il nostro contingente può svolgere opera di pace, rimanga… ma se si creano condizioni tali da scatenare un conflitto, noi dobbiamo togliere il nostro contingente”. Pertini non era ingenuo: aveva visto due guerre mondiali, la Resistenza. Sapeva che la pace si semina con diplomazia, non con missili. Oggi, quelle parole riecheggiano contro i tweet che spingono al “prepara bellum” per avere “pacem”. L’Italia di Pertini non armava il mondo: mediava, accoglieva, costruiva ponti.
Eppure, chi osa opporsi al riarmo viene bollato come “utile idiota di Mosca”. È il refrain: “Disinformazione russa!”, gridato da report UE che contano migliaia di casi pro-Cremlino su social e media. Certo, la propaganda russa esiste: amplifica pacifisti per dividere NATO e UE, semina dubbi su aiuti all’Ucraina. Ma confondere questo con l’intero dissenso è un’arma a doppio taglio. I sondaggi Ipsos mostrano che il 57% degli italiani non sta né con Russia né con Ucraina: vuole negoziati, non escalation. Il 50% dei 5 Stelle è contro il riarmo per ragioni costituzionali, non per putinismo. Emergency lancia campagne come R1PUD1A, citando l’articolo 11: 94% italiani contrari a truppe in Ucraina. È “propaganda russa”? No, è tradizione cattolica, comunista storico, umanista. PeaceLink e Butac denunciano fake da ogni parte, inclusa l’Occidente che “normalizza” il riarmo. Etichettare tutto come “rosso” zittisce il dibattito legittimo, trasforma il pacifismo in sospetto. Pertini non citava Putin: citava la fame, la sovranità dei popoli, la nostra Costituzione.
Ma il vero scandalo è il doppio standard mediatico, quel velo che copre Gaza mentre urla per l’Ucraina. Pensateci: dal 7 ottobre 2023, l‘invasione russa ha titoli quotidiani, immagini di Mariupol distrutta, leader ucraini in copertina. Coraggiosi reporter embedded, indignazione globale, sanzioni record. Gaza? Oltre 45.000 morti (molti bambini), fame indotta, bombardamenti su ospedali: nei telegiornali italiani, ottobre 2023 picco al 30% degli esteri, poi crollo. Analisi di Point-Out e Cfmm: BBC e media UK citano prospettive israeliane tre volte più di quelle palestinesi; “guerra Israele-Hamas” nel 76% degli articoli, “genocidio” o “occupazione” quasi assente. In Italia, Scomodo su Repubblica e Libero trova bias pro-Israele: fonti ufficiali di Tel Aviv prevalenti, contesto storico (Nakba, insediamenti) omesso. L’Indipendente nota: Ucraina “guerra da seguire”, Gaza “conflitto strutturale da accettare”. Perché? Geopolitica: Russia nemica, Israele alleato. Sondaggi Ipsos: 58% italiani vede Gaza come “catastrofe umanitaria che una democrazia non può causare”; 56% parla di “pulizia etnica” (Ferrari Nasi); 40% vuole Stato palestinese (Ghisleri). L’opinione pubblica italiana è critica, ma i media mainstream tacciono voci da Gaza, normalizzano l’assedio.
Questa disparità non è casuale. Studi come “Framing Gaza” su otto testate occidentali (BBC, Le Monde) mostrano: palestinesi “minaccia”, Israele “risposta”. La Dolce Vita: Ucraina ha volti umani, Gaza numeri astratti. RovePace: “scorta mediatica” per Israele, reticenza su orrori. Mentre Zelensky è eroe, Netanyahu – sotto inchiesta ICC per crimini di guerra – passa indenne. E i social? Amplificano entrambi: pro-riarmo per Ucraina, silenzi o negazionismi su Gaza. Ma l’Italia, terra di Pertini, dovrebbe chiedere conto: perché copriamo una guerra e oscuriamo l’altra? Perché il “vis pacem para bellum” vale per Est Europa ma non per Medio Oriente?
In fondo, quei post sui social sono un invito a scegliere: divisioni nazionali armate o pace condivisa? Pertini ci direbbe: svuotate gli arsenali, riempite i granai. Oggi, con Trump rieletto e UE in rearm, l’Italia ha una chance: riscoprire il suo ruolo di mediatrice. Non per ingenuità, ma per intelligenza. Perché la pace non si tweettà con mappe spezzate: si costruisce con parole come quelle del nostro ultimo grande Presidente. E smettendo di distinguere tra vittime “giuste” e “sbagliate”.
Cari Red-Pinguini… per quanto mi riguarda la mia rotta e’ sempre quella… in direzione ostinata e contraria. Con l’essere umano come scelta primaria, non i soldi o il potere ma una visione che il Presidente Sandro Pertini avrebbe apprezzato… Speriamo che il nuovo anno ci porti qualche esempio concreto di giustizia e umanita’…