Cari Red-pinguini… oggi vorrei fare alcune riflessioni su quanto ci accade intorno… senza nessuna retorica… senza puntare il dito contro nessuno… solo farci domande di quanto resta della nostra umanita’

In Medio Oriente il sangue continua a scorrere come un fiume inarrestabile. Ogni giorno, bombe e missili seminano morte tra civili inermi, bambini che non conoscono altra realtà se non il terrore delle sirene e delle macerie. Gaza, Libano, Siria: i telegiornali ci bombardano con numeri agghiaccianti – migliaia di morti, feriti, sfollati – ma l’Occidente, quel blocco di nazioni che si vanta di difendere i diritti umani, tace. O peggio, applaude in silenzio, fornendo armi, intelligence e consenso morale a chi perpetra queste stragi. Non è più una guerra lontana: è un genocidio che si consuma sotto gli occhi del mondo, e noi scegliamo di girare la faccia dall’altra parte.

Perché? La risposta è semplice e cinica: equilibri geopolitici, alleanze strategiche, lobby dell’industria bellica. Ma dietro queste parole vuote si nasconde una verità brutale: abbiamo normalizzato l’orrore. Le immagini di bambini dilaniati non provocano più indignazione, solo un’alzata di spalle collettiva. E mentre il Medio Oriente brucia, qui in Europa e in Italia assistiamo a un altro dramma: la povertà che stringe come una morsa. Famiglie che rinunciano al cibo per pagare le bollette, pensionati che zoppicano tra code alla Caritas, giovani disoccupati che emigrano in cerca di un futuro che l’Italia nega. Eppure, i governi – il nostro incluso – continuano a foraggiare guerre altrui, versando miliardi in armi e aiuti militari invece di investirli in ospedali, scuole e welfare o semplicemente investendo nella diplomazia… quella vera, quella che mette al centro il salvare vite umane!

In Italia, il dissenso è diventato un crimine. Se manifesti per la pace, se osi chiamare genocidio ciò che è tale – la sistematica distruzione di un popolo palestinese – vieni bollato come terrorista. O, nella migliore delle ipotesi, come un illuso che “non capisce il mondo complesso in cui viviamo”. È il paradosso del 2026: difendere i civili sotto le bombe ti rende sospetto, mentre chi invia armi e missili è un eroe della realpolitik. Le piazze, un tempo simbolo di libertà, oggi sono sorvegliate da droni e telecamere, pronte a identificare i “pericolosi” pacifisti.

E non è solo il Medio Oriente. Se osi criticare la guerra in Ucraina – quel conflitto che ormai drena risorse immense, miliardi di euro che potrebbero salvare il sociale italiano – sei immediatamente un “amico di Putin”. Dici che mandare armi a Kiev significa sottrarre fondi a ospedali al collasso, asili nido carenti, trasporti pubblici fatiscenti? Sei un disfattista, un nostalgico dell’URSS, un nemico della democrazia. Eppure i numeri parlano chiaro: dal 2022, l’Italia ha impegnato decine di miliardi in aiuti militari e umanitari all’Ucraina, mentre il debito pubblico schizza e i servizi essenziali crollano. Quei soldi, redistribuiti nel sociale, potrebbero significare migliaia di posti letto in più, sussidi per i poveri, incentivi per l’occupazione. Invece, preferiamo finanziare proxy war che non ci riguardano direttamente, lasciando che i nostri cittadini paghino il prezzo in tasse e sacrifici.

La propaganda ha ribaltato i termini: la pace è debolezza, il riarmo è forza. Chi critica viene emarginato sui social, oscurato dai media mainstream, indagato dalla magistratura se alza troppo la voce. È un clima da Guerra Fredda 2.0, dove ogni sfumatura è bandita: sei con noi o contro di noi. E “noi” significa allineamento acritico alle scelte di Washington e Bruxelles, anche quando significano complicità con stragi.

Prendiamo un esempio lampante di questa follia: il decreto sul taglio delle accise. Il governo italiano, in un colpo di teatro pre-elettorale, decide di ridurre di 25 centesimi al litro il prezzo di benzina e diesel per appena 20 giorni. Un costo? 417 milioni di euro solo per le accise, più altri 110 per l’IVA, per un totale di oltre 527 milioni. Soldi presi dove? Con tagli lineari ai ministeri, inclusi 86 milioni strappati alla Salute. Se lo critichi, se dici che è un contentino ridicolo – 20 giorni di sollievo per automobilisti che poi torneranno a pagare il pieno prezzo – sei un disfattista. Non capisci che “il governo sta dalla parte degli italiani”? Non capisci che è meglio di niente?

Ma rifletti: 527 milioni in 20 giorni equivalgono a un investimento mostruoso in sanità territoriale, o in bonus bebè, o in manutenzione di strade colabrodo. Invece, vengono bruciati in uno spot pubblicitario che dura meno di un mese, finanziato con tagli ai servizi pubblici. È l’Italia del 2026: annunci roboanti per i titoli dei giornali, miseria reale per i cittadini. E guai a chi lo dice: sei contro il progresso, contro l’economia, contro il governo che “fa tanto”. La critica non è più un diritto: è un lusso per i nemici del popolo.

Scendiamo nel dettaglio di una regione che incarna perfettamente questa deriva: la Basilicata. Qui, da anni, la sanità è un’emergenza cronica. Gli stessi politici che si alternano al potere – o meglio, che si ripropongono ciclicamente – promettono mari e monti, ma il sistema è al collasso. Parliamo della sanità materana, dove ospedali come il “Madonna delle Grazie” arrancano sotto carichi insostenibili: liste d’attesa infinite, pronto soccorso al limite, carenza di personale cronica. Il PNRR, quel piano miliardario che doveva rivoluzionare tutto, è fallito miseramente: zero Case di Comunità attive, ritardi enormi nelle assunzioni, pazienti costretti a emigrare verso Puglia o Campania per una visita decente.

La Regione annuncia trionfalmente “mille assunzioni nel SSR per il 2026-2028”, come se bastasse un comunicato per risolvere decenni di malgoverno. Ma la realtà è diversa: mobilità sanitaria in aumento, ospedali al collasso per mancanza di medici e infermieri, emergenze territoriali ignorate. E ora, come ciliegina sulla torta, si parla di “ingegneria finanziaria” – un eufemismo per tagli, razionalizzazioni, accorpamenti forzati. Azioni impopolari, certo: aumenti di ticket, riduzioni di posti letto, privatizzazioni striscianti. Ma chi le paga? I lucani, già tartassati da un’economia asfittica, da spopolamento dei borghi, da un PIL pro capite che arranca.

Perché succede? Perché i fondi regionali finiscono in altro: convegni, clientelismo, trasferimenti verso Roma per chissà quali emergenze nazionali. E mentre la Basilicata sanguina, il governo centrale chiede ulteriori sacrifici. È un circolo vizioso: soldi verso le guerre, briciole per il territorio, e poi “ingegneria” per tappare i buchi.

La domanda che ronza, ossessiva, è questa: l’etica e la compassione sono davvero termini fuori dal nostro tempo? In un mondo dove i droni uccidono per “precisione”, dove i governi giustificano genocidi con “diritto all’autodifesa”, dove la povertà è un dato statistico e non un dramma umano, forse sì. Abbiamo esternalizzato la coscienza: la deleghiamo a ONG, a post su Instagram, a petizioni online che non cambiano nulla.

Ma resistere è possibile. Manifestare per la pace non ti rende terrorista: ti rende umano. Criticare le guerre non ti fa amico di Putin: ti fa difensore della vita. Chiedere soldi per il sociale invece che per le bombe non è disfattismo: è buonsenso. In Basilicata, pretendere una sanità dignitosa non è populismo: è un diritto.

L’Occidente tace perché ha paura di guardarsi allo specchio. Vedrebbe un ipocrita che insegna democrazia mentre bombarda civili, che predica diritti mentre affama i propri. Noi italiani, complici silenti, possiamo ancora scegliere: unirci al coro del silenzio, o alzare la voce.

Forse un giorno ci farà piacere ricordare anche queste cose (Forsitan aliquando libebit etiam haec meminisse). Sarà di conforto pensare che, in questi tempi bui, anche solo con qualche articolo, qualcuno si sia chiesto quanto valga la vita umana – e quanti l’abbiano difesa con ostinazione, contro quanti l’hanno barattata come merce di scambio per i propri interessi meschini, geopolitici o elettorali. Quel giorno, la storia darà ragione a chi ha scelto l’umanità.

Alla Prossima Red-Pinguini… sempre credendo che un mondo migliore ci potra’ sempre essere…

Di Admin