Oggi è il 1° Maggio, festa del lavoro. Quella giornata in cui, per tradizione, celebriamo il diritto al lavoro, la dignità di chi lavora e, almeno sulla carta, l’impegno delle istituzioni a garantire sicurezza, stabilità e futuro. Eppure, guardandoci intorno, viene da chiedersi: ma cosa stiamo festeggiando esattamente?

Il governo, con encomiabile coerenza, continua a inanellare provvedimenti che sembrano partoriti al tavolo del bar, tra un caffè e un “tanto a me che importa”. In materia di lavoro, le riforme sventolate come “rivoluzionarie” spesso si traducono in precarietà mascherata, contratti a tempo determinato spacciati per conquiste di flessibilità e salari che, a conti fatti, arrancano dietro l’inflazione come un corridore zoppo.

La sicurezza sul lavoro, poi, resta il grande slogan di facciata. Si fanno campagne, si annunciano piani straordinari, ma nei cantieri, nei magazzini, nelle fabbriche, si continua a morire. Per distrazione, dicono. Per fatalità. Per “imprevedibili circostanze”. Ma guarda caso, le stesse circostanze si ripetono ogni anno con la puntualità di un bollettino di guerra.

E la scuola? Ah, la scuola! Quella grande promessa di riscatto sociale che oggi si barcamena tra tagli, riforme frettolose e precarizzazione cronica del personale. Ai docenti si chiede di essere insegnanti, psicologi, educatori e a volte pure genitori supplenti, con stipendi che farebbero sorridere anche un neolaureato in stage non retribuito. Agli studenti, invece, si offre un presente incerto e un futuro a intermittenza, condito da tirocini non pagati e lavori che si dissolvono più velocemente di una bolla di sapone.

Ma oggi, nonostante tutto, vogliamo alzare il calice (almeno idealmente) per chi il lavoro lo tiene in piedi ogni giorno: operai, infermieri, insegnanti, rider, autisti, cassiere, artigiani, braccianti, studenti che sgobbano per un futuro migliore e, soprattutto, chi il lavoro lo cerca e chi lo ha perso. Siete voi a reggere il Paese, non certo chi siede al ministero a discutere di “strategie innovative” a porte chiuse.

A voi va il nostro sostegno, la nostra solidarietà e, sì, anche la nostra rabbia. Perché un Paese che celebra il lavoro senza garantire dignità a chi lo svolge non fa una festa: fa una farsa.

Buon 1° Maggio a chi non smette di credere, lottare e sperare. Che il futuro, quello vero, prima o poi, arrivi anche per voi.

Ciauz Red-Pinguini

Di Admin