Se hai sentito solo un brusio sul referendum dell’8 e 9 giugno, non preoccuparti: è esattamente quello che il Governo voleva. Zero spot in TV, zero volantini nei comuni, zero talk show dedicati. Dopo anni in cui ci hanno riempito di annunci, adesso il silenzio è d’oro… per loro. E allora tocca a noi rompere l’omertà, informare e convincere: cinque volte SÌ, per restituire diritti e dignità al lavoro e alla cittadinanza.

QUESITO 1 – Contratto a tutele crescenti: ripristino della reintegrazione

Cosa prevede oggi: dal 2015 il “contratto a tutele crescenti” limita il reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente solo ai casi più gravi; negli altri, scatta un’indennità economica minima.

Perché votare SÌ:

Rinforza la tutela del lavoro: il reintegro in azienda è il miglior deterrente contro i licenziamenti arbitrari.

Ripristina diritti cancellati: il Governo ha voluto mettere un prezzo sul tuo posto di lavoro. Noi diciamo no.

Messaggio forte ai padroni: chi sa di poter licenziare senza conseguenze, licenzia più facilmente.

Mentre altri Paesi europei potenziano la protezione dei lavoratori, qui si riducono le garanzie. Ma nessuno ve lo ha spiegato, vero?

QUESITO 2 – Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese: equità per tutti

Cosa prevede oggi: nelle aziende con meno di 15 dipendenti, l’indennizzo per licenziamento ingiusto è calcolato in modo meno favorevole rispetto alle realtà più grandi.

Perché votare SÌ:

Parità di trattamento: un lavoratore licenziato ingiustamente in una bottega o in una PMI merita la stessa tutela di uno in una grande azienda.

Protezione dei più deboli: sono proprio i piccoli imprenditori a sfruttare le disparità normative.

Giustizia sociale: non è accettabile che il diritto al lavoro dipenda dal numero di colleghi.

Mentre il governo parla di “tutela delle PMI”, nei fatti favorisce contratti precari e indennità ridicole.

QUESITO 3 – Contratti a termine: meno precarietà, più stabilità

Cosa prevede oggi: la legge 81/2015 consente rinnovi ripetuti e lunghi dei contratti a termine, contribuendo all’instabilità del precariato.

Perché votare SÌ:

Stop agli abusi: limite reale al numero di rinnovi e alla durata totale dei contratti a termine.

Sicurezza per le famiglie: un lavoro stabile significa programmare il futuro, non vivere col fiato sospeso.

Riduzione del caporalato contrattuale: troppe volte si rinnovano contratti fittiziamente per non assumere a tempo indeterminato.

Il governo proclama la lotta al precariato, ma nei fatti lo alimenta con una legislazione creata ad hoc per favorire flessibilità estrema. È ora di voltare pagina.

QUESITO 4 – Responsabilità solidale negli appalti: sicurezza e giustizia

Cosa prevede oggi: l’articolo 26 comma 4 del D.Lgs. 81/2008 esclude la responsabilità solidale del committente per specifici rischi nei cantieri e appalti.

Perché votare SÌ:

Salute prima del profitto: in caso di incidente sul lavoro, il committente paghi insieme all’appaltatore.

Incentivo alla prevenzione: chi commissiona deve vigilare sulla sicurezza, non lavarsene le mani.

Tutela dei più esposti: operai e subappaltatori non devono pagare per le negligenze altrui.

Il governo continui a spacciare misure “pro-sicurezza” mentre nella realtà smantella le tutele reali. Chi lucra sui subappalti deve assumersi le proprie responsabilità.

QUESITO 5 – Cittadinanza italiana: integrazione e diritti

Cosa prevede oggi: servono 10 anni di residenza legale per gli stranieri extracomunitari prima di poter chiedere la cittadinanza.

Perché votare SÌ:

Riduzione a 5 anni: favorisce l’integrazione di chi vive, lavora e paga le tasse in Italia.

Coerenza con i valori europei: molti Paesi Ue richiedono meno anni di residenza.

Valorizzazione dei contributi: chi contribuisce alla nostra società non può restare un eterno “ospite”.

Il governo parla di “accoglienza” nei comizi, poi alza barriere normative che isolano chi vorrebbe chiamarci “casa”. È l’ennesima contraddizione in salsa politica.

Facciamo Rumore, Ancora

Il Governo spera che il referendum passi sotto silenzio: nessuna pubblicità, nessuna spiegazione, nessun dibattito. È la loro tattica preferita: l’indifferenza istituzionale per far vincere lo status quo.
Noi diciamo Basta. L’8 e 9 giugno portiamo cinque volte il SÌ ai seggi, facciamoci sentire, riprendiamoci i diritti che ci hanno tolto.

Diffondi questo testo, organizza un incontro tra amici, ricorda ai tuoi colleghi di andare a votare e di non lasciarsi rubare la voce. Il silenzio non è un’opzione.

Ciauz Red-Pinguini

Di Admin