Roma – “Un italiano su due è favorevole all’arruolamento volontario. Dell’altro.” È con questa perla che il Ministero della Difesa ci regala uno spaccato grottesco della psicologia nazionale in tempo di crisi internazionale.
Nel paese dove si è sempre pronti a tutto… purché tocchi agli altri, il patriottismo da tastiera e la fierezza tricolore cedono il passo al caro vecchio “io c’ho da fare”.
Il sondaggio, commissionato in un momento in cui il panorama geopolitico si fa sempre più teso, ci racconta che metà della popolazione è entusiasta all’idea che qualcun altro prenda le armi in loro vece. Una forma raffinata di patriottismo passivo-aggressivo, degno del migliore stile italico.
L’Italia “ripudia la guerra”, recita la Costituzione. Ma in pratica, ospita più basi americane di quante pizzerie ci siano in certe province. Tra Sigonella, Aviano, Camp Darby, Gaeta, Napoli e decine di altri avamposti mimetizzati in mezzo agli uliveti, l’Italia è un gigantesco Airbnb militare per le truppe statunitensi.
Eppure, se davvero il clima internazionale dovesse precipitare – che sia in Medio Oriente, Ucraina, Pacifico o Patagonia – esiste una possibilità raramente discussa: tirarsi fuori.
Sì, proprio così: chiudere le basi, fare spallucce e dire “noi passiamo”.
Come? Con un gesto tanto semplice quanto clamoroso: il no.
Nel caso di un’escalation militare, Roma potrebbe – in linea teorica e legale – negare l’utilizzo del proprio territorio per operazioni militari non approvate dal Parlamento. Gli accordi bilaterali con gli USA, per quanto vincolanti sul piano politico, non sono incisi nella pietra. E non sono neppure eterni.
Con un governo sufficientemente audace (o disperato nei sondaggi), l’Italia potrebbe dire: “Basta: chiudete le basi o fate le valigie.”
Sarebbe uno choc geopolitico. Gli americani impiegherebbero tre minuti a sostituirci con Grecia, Spagna o Polonia, ma il gesto farebbe storia. Sarebbe il primo vero atto di indipendenza strategica dal secondo dopoguerra. E magari, nel frattempo, potremmo riconvertire le basi in agriturismi con spa, visto il trend.
I possibili scenari: dalla neutralità creativa al baratto delle cannoniere
Neutralità modello Svizzera con spritz:
L’Italia, forte della sua posizione strategica, si dichiara neutrale ma disponibile a mediare. Organizza tavoli di pace con buffet a base di arancini e prosecco. Nel frattempo, continua a vendere armi sottobanco. Tutti sanno, nessuno dice nulla.
Baratto geopolitico:
Roma propone agli USA: “Vi lasciamo Sigonella, ma in cambio vogliamo i brevetti dei F-35 e il 5G gratis.” Washington ride. Poi ci ripensa.
Strategia “Bunga Bunker”
Come ai tempi d’oro, si istituisce un Ministero della Pace e dell’Intralcio Operativo. Ogni richiesta NATO viene approvata dopo 18 passaggi in commissione, tre consultazioni cittadine e un referendum consultivo su Rousseau. In pratica, nessuna missione parte mai.
Il dato più comico (o tragico) è l’autopercezione dell’italiano medio: coraggioso in astratto, prudente in concreto.
Al bar: “Bisogna intervenire, basta con le mezze misure!”
A casa: “Ma a mio figlio no, eh, c’ha il corso di CrossFit.”
Online: “La libertà va difesa!”
Offline: “Comunque se parte la leva me trasferisco in Portogallo.”
E se invece… smettessimo di fare da comparse?
Il sogno dell’Italia autonoma è questo: smettere di essere la base logistica e morale di guerre altrui. Rivendicare la propria posizione non come “terra di passaggio” per droni e missili, ma come Paese con una voce distinta, magari anche fuori dal coro.
Certo, c’è un prezzo da pagare: investimenti autonomi nella difesa, più responsabilità diplomatica, meno coperture americane. Ma forse – ed è un “forse” grande come una portaerei – ne guadagneremmo in dignità e credibilità.
In fondo, il sondaggio dice la verità. Siamo un popolo che ha imparato a convivere con l’ambiguità, a militare col telecomando e a dichiarare guerra tra una carbonara e un caffè.
Un popolo che non vuole morire per Kiev, per Gaza o per Taiwan. Ma che, sotto sotto, spera che qualcuno lo faccia al posto suo.
Magari in divisa, ma con sottotitoli in italiano.
Alla prossima Red-Pinguini…
Post scriptum:
La prossima volta che sentirete parlare di “spirito di corpo”, ricordate: in Italia si chiama scaricabarile.