Roma – In un momento storico in cui l’economia globale arranca tra guerre, inflazione e salari da fame, arriva finalmente una luce in fondo al tunnel: Italo Bocchino, noto perle-fornitore professionista, ha proposto la candidatura di Giorgia Meloni al Premio Nobel per l’Economia. Motivo? La sua “gestione brillante” dell’economia italiana, basata sul principio avanguardistico del “taglia tutto, cresci meglio”.
La proposta è stata accolta con una fragorosa risata internazionale, prontamente interpretata da Bocchino come “entusiasmo accademico”.
Gli economisti di mezzo mondo sono già al lavoro per decifrare le formule arcane del nuovo modello italiano:
Tagli alla sanità + aumento dei prezzi – investimenti pubblici ± bonus elettorali = Crescita Boom.
Un’equazione che ha il fascino di un sudoku ubriaco, ma che secondo Bocchino “dimostra una visione strategica fuori dal comune. Talmente fuori dal comune che non la trova nessuno.”
Tra le proposte più rivoluzionarie partorite dal governo sotto la guida economica della Premier, ricordiamo:
- L’inflazione patriottica: se il carrello costa il 15% in più, è colpa dei “poteri forti globalisti”.
- Il precariato strategico: “Se i giovani non hanno un lavoro fisso, non possono scioperare”.
- La crescita invisibile: “Non si vede, ma c’è. Come l’orgoglio italiano.
Secondo fonti vicine al comitato norvegese, la candidatura ha spiazzato i giurati. Uno di loro, in forma anonima, ha dichiarato:
“Di solito ci basiamo su dati, ricerche, contributi accademici. Stavolta ci è arrivato un comunicato con scritto solo ‘Meloni è bravissima. Firmato: Italo’. Pensavamo fosse una barzelletta.”
Ma Bocchino rilancia: “Chi dice che servano titoli accademici? Meloni ha un curriculum solido: ha affrontato l’Iva, il Pnrr, le accise e persino la Nutella. Cosa volete di più?”
Il Times ha titolato: “Italy proposes economic alchemy: turning cuts into gold.”
Il tedesco Der Spiegel ha ironizzato: “Finalmente un Nobel per l’economia del caffè sospeso.”
In Francia, Le Monde ha pubblicato un editoriale intitolato: “Quand la comédie devient économie.”
In patria, il comico medio si dichiara ormai disoccupato: “Come si fa satira, se la realtà ci batte sul tempo ogni giorno?”
Secondo indiscrezioni non confermate, la Premier potrebbe già essere in lizza per altri riconoscimenti:
Il Nobel per la Letteratura, grazie ai suoi tweet motivazionali.
Il Nobel per la Pace, per aver fatto sparire ogni traccia di dissenso sotto tonnellate di patriottismo.
E forse anche l’Oscar alla sceneggiatura, per la trama del Pnrr: azione, suspense, e un finale tutto da scrivere.
In un’Italia in cui l’arte del dire senza fare è ormai sport nazionale, la candidatura di Meloni al Nobel per l’Economia rappresenta la punta dell’iceberg di una nuova disciplina: l’economia creativa. Quella dove le cifre ballano, i conti non tornano, ma la propaganda canta.
Bocchino, con sguardo fiero, ha chiosato in conferenza stampa:
“L’Italia è tornata protagonista. Non nei mercati, non nei salari, ma almeno nelle vignette.”
E in fondo, ha ragione: non si può dire che non stiano facendo la storia. Solo che è una storia scritta in corsivo ironico.
Alla prossima Red-Pinguini
[DISCLAIMER: Questo articolo è satirico. Ogni riferimento a eventi reali… è assolutamente voluto.]