Quando un pilone del viadotto sulla ex SP93 decide di cedere, uno si potrebbe aspettare un minimo di organizzazione per sostituire il treno 19884 (e non solo quello) che collega Potenza a Melfi. Ma Trenitalia, evidentemente, ha altri piani. Niente doppio autobus, niente strategie intelligenti: solo un minuscolo bus, unico e irriducibile, a fare la spola su una delle linee più complesse e frequentate della Basilicata, come se fosse un autobus scolastico diretto alla gita in fattoria.
Invece di mettere un autobus piccolo dedicato alle fermate meno popolari e disagiate (Avigliano Scalo, Fiorenza e compagnia bella) e uno più grande e diretto per le fermate principali (Possidente, Lagopesole, Rionero, Melfi), Trenitalia ha deciso di mandare in strada un solo bus piccolo che beve benzina e fatica sotto il peso di tutte le fermate. Il risultato? Un laundry list di problemi che qualsiasi pendolare degno di questo nome conosce fin troppo bene.
Quel piccolo bus diventa una sorta di illusione ottica: dentro ci stanno tutti, ma fuori non c’è spazio, almeno non per la pazienza dei viaggiatori. È il buffet degli stipati nelle ore di punta, uno spettacolo da commedia dell’assurdo. A bordo si fa il tetris umano: studenti, lavoratori e chiunque abbia bisogno di arrivare a destinazione si trova ammassato, tutto il viaggio, senza scampo né sollievo a questo va aggiunto il viaggiatore “extra” con armi e bagagli…. e qui il Tetris diventa da guinness dei primati.
Ma la ciambella è stata tirata davvero con il buco quando, in pieno disastro, hanno pensato bene di non ripristinare, la corsa universitaria PZ310. Quella corsa che permetteva a molti giovani di studiare a Potenza: sparita nel nulla. Il povero studente si aeggiunge e si ritrova allora a fare la staffetta sull’unico povero bus piccolo, in una gara al massacro dallo stress e dalla ressa.
Un bus piccolo + tutte le fermate + abolizione corsa universitaria = ricetta perfetta per il disastro. I ritardi diventano la norma più stabile della linea, la comodità un miraggio e la pazienza una risorsa che si esaurisce alla velocità con cui il bus si riempie di passeggeri. Il caldo nei mesi estivi? Non un’emergenza meteorologica, ma un’aggiunta quotidiana alla tortura su ruote, fatta di smog, corse disperate e chiacchiere sussurrate tra le spalle sfinite.
Chi nasce pendolare su questa linea non è solo un viaggiatore: è un vero sopravvissuto. Ogni giorno affronta una prova di resistenza, più simile a una corsa ad ostacoli che a un viaggio.
Da qualche parte, dietro queste scelte discutibili, deve esserci un genio della strategia o un grande visionario del servizio pubblico atipico, colui che insegna che la vera difficoltà dell’esperienza di viaggio non è arrivare a destinazione, ma sopravvivere all’attesa, all’ansia e al sovraffollamento.
Forse l’idea è di educare i pendolari lucani alla resilienza e non a rispettare gli orari o l’efficienza. O forse è semplicemente quel classico esempio in cui scegliere la via più facile – cioè quella di mettere un solo bus piccolo – costa caro in termini di dignità e qualità del servizio.
In un mondo normale, la sostituzione di un treno con un autobus sarebbe un’alternativa intelligente, con servizi pensati per i diversi tipi di utenza. Invece ci troviamo di fronte a un esperimento sociale involontario, dove il concetto “servizio al cliente” è rimasto alla stazione, proprio come un treno in ritardo.
Il disservizio è totale, ma oltretutto è confezionato con cura, come si trattasse di una irresistibile esperienza da ricordare… magari per insegnare, col sorriso amaro, cosa significa dipendere da un trasporto pubblico che sembra fatto apposta per mettere alla prova la pazienza.
Chiediamoci seriamente: a chi serve questo caos? Ai pendolari no, che si trasformano in ospiti non invitati del bus piccolo. Ai dirigenti forse sì, per avere qualcosa di cui lamentarsi nelle comunicazioni ufficiali o per giustificare l’aumento di abbonamenti per recuperare il danno economico che genera la disorganizzazione.
Per i pendolari, invece, resta solo il desiderio che il viadotto venga riparato presto e che, magari, il giorno in cui tornerà operativo il treno sia anche quello in cui Trenitalia deciderà di ascoltare un po’ più chi usa davvero i suoi servizi.
E chiudiamo in belleza ‘arafrasando un vecchio detto…
Ogni giorno, sulla linea Potenza-Melfi un pendolare si sveglia e sa che dovrà correre più del bus piccolo se vuole salire a bordo.
Ogni giorno, sulla linea Potenza-Melfi Trenitalia si sveglia e sa che dovrà correre più del pendolare… ma spesso corre nella direzione sbagliata.
Ogni giorno, sulla linea Potenza-Melfi non importa se sei pendolare o Trenitalia, l’importante è che cominci a correre — anche se a volte sembra solo per inseguire un autobus che non arriva mai.