Cari Red-Pinguini paliamo un po di questo referendum… Votare si, votare no… ma davvero risolveranno qualcosa? ho fatto un po di ricerche… e quello che viene fuori e’ un’insofferenza del governo alle ingerenze della magistratura… la trovano “disfattista” ecco perche’ cercando in rete e’ proprio il governo a dare risposta alla domanda “COSA VOTARE”?

Il governo Meloni presenta la riforma costituzionale sulla giustizia – separazione delle carriere, sdoppiamento del CSM, Alta Corte disciplinare – come una “rivoluzione epocale” per restituire efficienza e credibilità al sistema giudiziario italiano. Ma cosa dicono davvero i protagonisti quando nessuno li ascolta? Le esternazioni dei ministri rivelano un quadro diverso: ammissioni che la legge non velocizza i processi né potenzia organici e strutture, ma serve a “riequilibrare” i poteri a favore della politica. Mentre il Paese attende tribunali funzionanti, si parla di “intollerabile invadenza” dei giudici. Un’operazione di immagine che ignora i veri mali della giustizia: arretrati cronici, carenza di personale e mancanza di risorse.

Approvato definitivamente dal Senato come S.1353-B il 30 ottobre 2025, il disegno di legge costituzionale modifica gli articoli 101, 104, 105 e 111 della Costituzione. Le novità principali sono:

  • Separazione rigida delle carriere tra giudici e PM, con due CSM distinti.

  • Alta Corte disciplinare per i procedimenti contro i magistrati, svincolata dal CSM.

  • Meccanismi di sorteggio per i laici nei CSM e nuove regole elettorali interne.

Nessuna menzione di assunzioni extra, uffici giudiziari potenziati o digitalizzazione accelerata. La relazione governativa insiste su “terzietà del giudice” e “autogoverno responsabile”, ma tace su tempi dei processi e organici.

Critici come l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) sottolineano: la riforma “triplica gli apparati di vertice” senza toccare il servizio al cittadino, aumentando costi e burocrazia. Il governo, però, lo sa bene: lo ammettono i suoi stessi esponenti.

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Nordio Ammette: “Non Influisce sull’Efficienza, Non Rende i Processi Più Veloci”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, architetto della riforma, è il più franco. Al convegno “(In)Separabili” alla Camera (17-18 marzo 2025), organizato da Noi Moderati, dichiara testualmente:

«Questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia» e «nessuno lo ha mai preteso. […] Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci. È una riforma coerente perché il giudice è terzo e imparziale e tale deve essere percepito dal cittadino».

​​Non è un lapsus: Nordio separa nettamente la riforma dai problemi concreti. L’efficienza? “Argomenti ne abbiamo a iosa”, dice, invitando l’ANM a un tavolo sul PNRR e la telematica. La separazione delle carriere è “intoccabile”, ma secondaria rispetto a risorse reali.

Pagella Politica, in un fact-checking del gennaio 2026, conferma: Nordio lega i tempi rapidi al PNRR, non alla legge costituzionale. La riforma incide solo “in parte” tramite l’Alta Corte, i cui dettagli sono rinviati a future leggi ordinarie.

​Non è solo Nordio. Andrea Ostellari, sottosegretario leghista alla Giustizia, il giorno dell’approvazione definitiva (ottobre 2025), liquida chi lega la riforma ai tempi dei processi:

«Con questa riforma processi più veloci? Chi parla di questo non conosce il sistema della giustizia in Italia».

​Francesco Paolo Sisto, vice ministro FI, riecheggia in un’intervista de Il Dubbio (febbraio 2026):

«Non abbiamo mai detto che la riforma servisse a velocizzare i processi».

​Questi non sono distinguo tecnici: sono ammissioni che la priorità non è potenziare la macchina giudiziaria con “nuove forze e strutture”, ma ridisegnare ruoli e poteri.

Il testo non prevede:

  • Nuove assunzioni di magistrati o personale amministrativo.

  • Edilizia giudiziaria o uffici telematici.

  • Riforme processuali dirette.

Al contrario, crea tre strutture apicali (due CSM + Alta Corte) al posto di una, con costi stimati in decine di milioni annui. L’ANM avverte: “Non renderà la giustizia più veloce ed efficiente”. Il governo lo sa, ma punta sul “primato politico”.

Giorgia Meloni va oltre. Dopo il no della Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto (ottobre 2025), tuona:

«La mancata registrazione […] è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo […]. La riforma costituzionale della giustizia […] rappresenta la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di governo».

Qui la premier lega esplicitamente la legge Nordio a una “battaglia” contro controllori istituzionali. Non si parla di arretrati (oltre 3 milioni di processi pendenti), ma di “riequilibrio”.

Nordio rincara: in intervista al Corriere (novembre 2025), spiega che la riforma fa “recuperare alla politica il suo primato costituzionale”, riconquistando spazi abbandonati.

​Meloni attacca anche l’ANM: “Vedono apocalissi in ogni riforma”, dice al TG1 (30 ottobre 2025). Un ritratto di corporazione ostile, mentre il Paese attende giustizia effettiva.

​Mentre ministri ammettono che la riforma non risolve lentezza e inefficienza, la maggioranza diffonde narrazioni opposte. Esempi:

  • Giandonato La Salandra (FdI): “Giustizia più veloce, equa ed efficace” (14 marzo 2025).​

  • Maria Elisabetta Casellati (FI): “Sistema più efficiente” (16 gennaio 2025).​

Ma Nordio smonta: “Nessuno lo ha mai preteso”. Questa divaricazione rivela l’ipocrisia: si usa la giustizia per slogan elettorali, ignorando che l’Italia ha 5,5 anni medi per un processo penale in appello (ultimi dati UE).

L’Italia è fanalino di coda in Europa per tempi giudiziari: 12 anni per una causa civile complessa. La Banca Mondiale penalizza il Paese per “costi della giustizia” (Doing Business 2020, ultimo report disponibile). La riforma Nordio non affronta nulla di questo: né i 10.000 magistrati insufficienti, né i 20.000 uffici vuoti di personale amministrativo.

Mentre si chiacchiera di “terzietà percepita”, imprese rinunciano a investire (perdite stimate 1-2% PIL annuo). Cittadini comuni subiscono: un divorzio dura 7 anni, un risarcimento infortunio 4. Il governo promette PNRR, ma la legge costituzionale è distraente: crea burocrazia apicale senza risorse operative.

Le esternazioni di Nordio (“non influisce sull’efficienza”), Ostellari (“chi parla di velocità non conosce il sistema”), Sisto (“non era per velocizzare”) e Meloni (“risposta all’invadenza”) dimostrano: questa è una riforma per il “primato politico”, non per i cittadini. Si delegittima la magistratura come “invasiva”, si ignorano organici e tempi reali.

Il referendum di marzo 2026 sarà l’occasione per scegliere: chiacchiere istituzionali o giustizia concreta? Il Paese merita più di slogan – merita tribunali che funzionino, non battaglie di potere.

Insomma cari Red-Pinguini… qualcuno pensava davvero ad una riforma che risolvesse i problemi della giustizia nel nostro paese? E’ tutta un’operazione per fare in modo che il governo abbia le “mani libere”… se poi si tratta dei diritti dei cittadini ad avere davvero una giustizia giusta beh… sara’ per un’altra volta…

QUINDI VOTIAMO NO A QUESTO REFERENDUM! 

Di Admin