Hanno allestito il circo a reti unificate per annunciarci che, forse, nel 2027 non pagheremo il bollo auto sulle utilitarie scassate fino a 80 kilowatt. (Ovviamente la nostra GIOGGIA a reti unificate ha detto di aver ABOLITO la tassa piu’ odiata dagli italiani… regaliamole un vocabolario).
Bravi. Applausi a scena aperta.
Carità di Stato a tempo determinato, raschiando i fondi avanzati del PNRR per comprare dodici mesi di consenso facile e silenziare il malcontento popolare con una manciata di spiccioli gettati dal carrozzone ministeriale. Una mancia. Tutto qui.
Poi ti svegli la mattina seguente, scendi in strada, entri dal medico di base per farti prescrivere la solita terapia e scopri che mentre tu guardavi la carota del bollo, loro ti stavano già infilando il bastone del ticket sanitario su per… la schiena. Ovviamente in questo caso niente conferenze stampa trionfali, niente slide colorate a favore di telecamera, niente squilli di tromba. Silenzio tombale. Aumenti a valanga sul listino delle visite, sulle analisi del sangue, sulla diagnostica strumentale, con le polemiche che montano ovunque e la gente comune che fa la fila agli sportelli del CUP con la mascella per terra e il portafogli già spalancato.
E qui da noi, nel feudo lucano, il capolavoro si trasforma in farsa pura, degna del peggior avanspettacolo di provincia (d’altra parte e’ da tempo che evidenziamo le mirabolanti acrobazie del GRAN CIRCO BARDIUM).
Sapete cosa ha avuto il coraggio di dichiarare l’assessore regionale alla Sanità Cosimo Latronico, senza nemmeno arrossire davanti ai microfoni? Che sul ticket sui farmaci non c’è stato alcun “errore di calcolo”. Nessun pasticcio dei burocrati. Nessuna svista notturna dei funzionari dell’assessorato. L’hanno messo apposta, ha detto. Con scientifica premeditazione. Lo hanno fatto per non perdere i finanziamenti dello Stato, perché Roma pretende il rigore contabile, impone i parametri di bilancio e se la Regione non spreme i propri cittadini il Ministero dell’Economia blocca i cordoni della borsa.
Capite il livello grottesco della faccenda? Ci stanno spillando i soldi direttamente dalla scatola delle medicine per ubbidire come scolaretti diligenti ai compitini contabili calati dall’alto. Sottomissione cieca. Calare le braghe davanti al ministero per portare a casa la pagnotta romana e salvare le apparenze istituzionali, e chi se ne frega se il pensionato con la minima, chi combatte con l’ipertensione o chi deve fare i conti con il diabete deve lasciare l’ennesimo pizzo allo sportello della farmacia di quartiere. Una vergogna senza fondo. Una dichiarazione che in qualunque paese civile avrebbe provocato le dimissioni istantanee di tutta la giunta, ma che qui viene spacciata per grande senso di responsabilità amministrativa.
E quando l’opposizione prova a chiedere conto di questo scempio, depositando gli atti e convocando d’urgenza un Consiglio regionale straordinario sul salasso dei farmaci per discutere pubblicamente della carne viva della nostra gente, che fa la premiata ditta guidata dal generale Vito Bardi e soci?
Spariti nei meandri dei corridoi di via Verrastro come ladri di polli sorpresi nel pollaio prima che il gallo canti. Nemmeno il coraggio civile di sedersi su quelle poltrone profumatamente pagate dalle nostre tasse per spiegare guardandoci negli occhi perché la sanità in Basilicata fa schifo e costa pure il doppio. Niente. Zero. Quando si tratta di sfilare impettiti per le celebrazioni, quando c’è da fare passerelle elettorali o tagliare nastri inaugurando il nulla cosmico a uso e consumo dei telegiornali regionali, il presidente Bardi è sempre in prima fila, in posa plastica, lucidato a festa. Quando invece c’è da metterci la faccia, rispondere del collasso dei presidi ospedalieri e spiegare perché un malato cronico debba sborsare un sovrapprezzo sulle pillole per il cuore, evaporano nel nulla. Vigliaccheria pura. Un fuggi-fuggi generale per evitare la gogna pubblica, sperando che l’eco della protesta si spenga da sola tra una sagra paesana e un comunicato stampa vacuo sull’ennesimo protocollo d’intesa.
Mentre a Potenza si gioca a nascondino tra le colonne del palazzo regionale, a Roma il quadro si completa con una precisione chirurgica. Perché la notizia dell’aumento del ticket sui farmaci in Basilicata si intreccia a filo doppio con quanto documentato dalle cronache nazionali: il nuovo tariffario delle prestazioni sanitarie specialistiche è partito tra le proteste feroci delle associazioni dei malati e dei sindacati dei medici. Aumenta la prima visita specialistica, aumenta il controllo cardiologico, aumentano le risonanze, salgono i costi persino per le analisi di routine. Una stangata diffusa, capillare, micidiale, che colpisce esattamente quella sterminata fascia di popolazione che non ha un reddito da fame tale da ottenere l’esenzione totale, ma nemmeno i conti correnti gonfi per potersi permettere il ricorso sistematico alla clinica privata a pagamento.
Facciamolo allora questo benedetto conto della serva, tirando fuori la carta a quadretti e la penna consumata, che fa male solo a guardarlo.
Prendete una famiglia lucana qualsiasi, di quelle che tirano la carretta ogni mese facendo i salti mortali. Padre impiegato o precario, madre che si arrangia, un figlio a carico e un genitore anziano in casa. Hanno una vecchia utilitaria comprata a rate dieci anni fa, una Punto scassata o una Panda a metano che non supera gli 80 kilowatt previsti dalla generosa regalia del governo centrale. Se tutto va bene, con la finta grazia del decreto di sospensione del bollo auto risparmieranno forse 100, facciamo 110 euro in un intero anno solare. E sia chiaro: un risparmio una tantum, valido esclusivamente per il 2027, perché le coperture finanziarie sono state trovate raschiando il barile dei fondi non spesi del PNRR, soldi che dovevano servire per le infrastrutture e che invece vengono bruciati per pagare una tregua fiscale effimera. Dal 2028, statene certi, la tassa tornerà sul groppone con tanto di rincari.
Ora voltate il foglio e andate alla voce salute. Mettete sul tavolo la farmacia e gli ambulatori pubblici. Il genitore anziano convive con due o tre patologie croniche, come accade a centinaia di migliaia di anziani in questa regione dimenticata da Dio: deve prendere la pastiglia per il colesterolo, il gastroprotettore, il farmaco per la circolazione. Tre confezioni al mese. Con la nuova quota fissa introdotta dalla giunta lucana “per non perdere i finanziamenti”, fate presto a fare il calcolo: sono tra i 4 e i 6 euro mensili di sovrapprezzo pulito che se ne vanno senza passare dal via. Moltiplicate per dodici mesi e vi siete già fumati tra i 50 e i 70 euro dell’elemosina sul bollo.
Ma la faccenda non si ferma alle scatole di pastiglie. Durante l’anno quell’anziano dovrà pur fare un controllo del sangue completo, una visita cardiologica con elettrocardiogramma, magari un ecodoppler alle carotidi. E il figlio che fa sport avrà bisogno di un certificato agonistico con visita ortopedica per un ginocchio dolorante. Con il nuovo listino del ticket nazionale, ogni singola ricetta registra ritocchi verso l’alto, un euro qui, due euro là, percentuali che si accumulano come neve fresca sul ghiaccio. Risultato pratico? Quei famosi 100 euro “regalati” dal governo sul cruscotto dell’utilitaria si sono già completamente volatilizzati prima ancora che sia arrivata la primavera.
Polverizzati entro marzo. E da aprile a dicembre che succede? Succede che siete in perdita secca. Ogni volta che varcate la soglia di un poliambulatorio, ogni volta che ritirate un referto, ogni volta che passate la tessera sanitaria sul lettore ottico, state pagando un dazio supplementare. Vi hanno restituito cento spiccioli di rame dal posacenere dell’automobile e vi hanno prosciugato il conto corrente dal cassetto dei medicinali. Questo è il bilancio reale, questa è l’economia domestica che nessun ministro e nessun assessore regionale avrà mai il coraggio di illustrare nelle proprie conferenze stampa.
E mentre noi facciamo i calcoli su come far quadrare i conti tra una scatola di pillole e il rifornimento di carburante per andare a lavorare, sapete cosa accade contemporaneamente nei piani alti dei palazzi romani? Accade la magia più vecchia del mondo. Mentre a noi contano i centesimi sulle ricette mediche e i cavalli fiscali dentro il motore, la Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede con delibera interna ad aumentarsi le spese di funzionamento autonomo. Per le strutture di Palazzo Chigi i fondi ci sono sempre. Spuntano fuori dal nulla. Gli stanziamenti per gli staff aumentano, i budget per la comunicazione si gonfiano, le consulenze esterne vengono liquidate con puntualità svizzera e nessuno dei solerti revisori dei conti si sogna di alzare il dito per invocare il rigore o la mancanza di coperture.
Il rigore, la disciplina contabile, i tetti massimi di spesa e le forbici del ragioniere generale dello Stato valgono esclusivamente per chi deve farsi curare un’aritmia a Potenza, per chi aspetta sei mesi una mammografia a Matera, per chi si vede negare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione in nome del pareggio di bilancio. Per loro, per i detentori del potere e i loro cerchi magici, la bottega è sempre aperta e il bancomat pubblico eroga senza sosta. Chiamatela come vi pare, ma questa è sopraffazione pura travestita da gestione della cosa pubblica.
Eppure, a guardar bene, la cosa che fa più rabbia, quella che ti fa ribollire il sangue nelle vene, non sono nemmeno i governanti. Quelli fanno il loro mestiere: predano, distribuiscono fumo negli occhi, arraffano quello che possono e quando le cose si mettono male scappano dall’uscita di sicurezza del consiglio regionale per evitare il linciaggio politico. La cosa davvero sconfortante, quella che fa cadere le braccia, è constatare come ci sia ancora una fetta enorme di popolazione disposta a credere alle favole.
C’è ancora gente in giro che condivide con orgoglio sui social i post trionfali sull’esenzione del bollo, convinta che il potere abbia improvvisamente scoperto la filantropia e il senso di giustizia sociale. Anime candide che esultano per aver risparmiato l’obolo sul vecchio ferrovecchio parcheggiato sotto casa, senza la lucidità elementare di capire che quel risparmio lo stanno pagando a caro prezzo con la propria salute e quella dei propri figli.
Boccaloni integrali, intrappolati in un perenne cortocircuito mentale che impedisce loro di collegare la causa con l’effetto.
Svegliatevi dal torpore. L’albero degli zecchini d’oro nel Campo dei Miracoli lo ha inventato Collodi per spiegare quanto fosse facile truffare un burattino di legno credulone. Nella vita vera, quando uno Stato con duemila e novecento miliardi di debito pubblico vi concede una tregua su una tassa senza dirvi esattamente dove taglia la spesa strutturale, vi sta solo preparando il conto maggiorato da saldare al bancone successivo. E quel bancone, puntuale come una condanna a morte, è la sanità pubblica.
In Basilicata tutto questo assume i contorni della beffa finale, perché siamo una terra svuotata, impoverita, dove i giovani se ne vanno, dove i treni viaggiano a velocità borbonica e dove l’unica risorsa rimasta, la popolazione anziana, viene usata come bancomat per coprire i buchi neri di una gestione sanitaria regionale fallimentare. Fuggire dal confronto democratico, rinviare il Consiglio a data da destinarsi e trincerarsi dietro la scusa dei vincoli romani significa una cosa sola: non avere una sola parola spendibile in propria difesa. Significa ammettere di essere meri esecutori di direttive che impoveriscono la nostra gente, buoni solo a fare passerella quando splende il sole e a nascondersi in cantina quando si addensano le nuvole.
Rifiutate questa narrazione tossica. Non fatevi comprare con cento euro di bollo finto mentre vi sottraggono il diritto a curarvi con dignità nella vostra terra. Guardate i numeri reali, contate le ricette mediche che avete nel cassetto e tenete a mente i nomi di chi è scappato dall’aula pur di non dovervi spiegare perché una scatola di medicinali è diventata un lusso.
La Basilicata e’ sempre piu’ terra di conquista e da mungere… Aumento dei ticket sanitari, Aumento estrazioni petrolifere, rischio di avere (perche la storia non si e’ chiusa) il deposito di scorie nucleari e via cosi…
Insomma, cari Red-pinguini, se vedete un politico avvicinarsi con la promessa di cancellarvi una tassa, toccate ferro e chiudetevi in casa: significa solo che il vostro prossimo esame del sangue costerà come un weekend a Cortina.
Ciauz e alla prossima

