Da mesi i cittadini di Avigliano vivono un disagio inaccettabile: la raccolta dei rifiuti si interrompe senza preavviso, il Centro Comunale di Raccolta resta chiuso per giorni, e tutto viene spiegato con una frase laconica quanto sconcertante: “l’impianto di smaltimento di Atella è chiuso”. Nessuno spiega il perché. Nessuno si prende la responsabilità. E nel frattempo, la gente si ritrova con i rifiuti in casa.

La discarica di Atella, situata in contrada Cafaro e gestita da AMA Utility, è ormai diventata il simbolo della mala gestione dei servizi pubblici in Basilicata. Le chiusure dell’impianto non sono eccezioni: sono la norma. Basta sfogliare i comunicati degli ultimi anni per accorgersi di una costante: ogni volta che l’impianto si blocca, intere comunità restano prive del servizio di smaltimento. Si è passati dalle chiusure per “assenza del responsabile tecnico” (un caso grottesco del 2019, in cui l’impianto chiuse perché nessuno era stato nominato in tempo), agli incendi dolosi del 2020, fino alle chiusure improvvise e senza spiegazioni che si sono ripetute anche nel 2025.

Il punto è uno: questo impianto non è affidabile. E chi lo gestisce sembra non rendersi conto della gravità del problema. AMA Utility, la società che controlla la discarica, non fornisce aggiornamenti tempestivi, non pubblica calendari, non spiega le ragioni delle chiusure. E quando parla, lo fa con comunicati burocratici che non dicono nulla. Nessuna trasparenza, nessun piano alternativo, nessuna assunzione di responsabilità.

Ma non meno colpevole è il Comune di Avigliano, che si limita a condividere su Facebook l’avviso di chiusura, come se fosse una fatalità naturale. Il centro di raccolta chiude? Pazienza. I cittadini restano senza servizio? Non è colpa nostra. Il problema, invece, è proprio questo: è colpa loro. Di un’amministrazione che non pretende chiarezza, che non cerca soluzioni, che non informa. In un contesto così precario, un Comune serio dovrebbe esigere risposte da AMA, attivare canali di emergenza, garantire almeno un minimo servizio. Invece nulla: silenzio e disinteresse.

E mentre chi governa tace, i cittadini subiscono. I rifiuti si accumulano nei garage, nei cortili, nei sacchetti lasciati fuori dalle abitazioni. Le raccolte straordinarie vengono sospese, gli ingombranti restano in strada. Il degrado avanza, e con esso il senso di abbandono. Tutto questo è indegno di una comunità civile. Non è solo un problema ambientale: è un problema di rispetto e di dignità.

L'”avviso” ai cittadini

La verità è che questo sistema di smaltimento è al collasso. Dipendere da un solo impianto, peraltro instabile, è una follia. Eppure nessuno fa nulla per cambiarlo. Non si investe in impianti alternativi, non si prevede una rete di supporto. Ogni volta che Atella chiude, è il caos. E ogni volta la storia si ripete, identica, senza che nessuno impari nulla.

Come si può accettare che nel 2025 un intero comune resti privo di un servizio essenziale per colpa di un impianto fermo? Come è possibile che non ci siano protocolli d’urgenza, impianti alternativi, soluzioni tampone? La realtà è che le istituzioni locali hanno preferito chiudere gli occhi. Perché pretendere efficienza richiede competenza e coraggio, e sembra che manchino entrambi.

Nel frattempo, il cittadino paga la TARI regolarmente. Paga per un servizio che non riceve. Paga per un sistema che lo lascia solo. E il silenzio delle istituzioni diventa complicità. L’assenza di risposte è diventata la normalità. Nessun comunicato, nessuna conferenza, nessuna spiegazione. Solo silenzio, incuria e sfiducia.

Questo articolo vuole essere una denuncia. Una denuncia dura, diretta, contro chi ha abdicato al proprio ruolo. AMA Utility ha dimostrato di non essere in grado di garantire continuità di servizio. Il Comune di Avigliano ha scelto la via del silenzio e del disimpegno. I cittadini, invece, non devono più tacere. Devono pretendere risposte, pretendere trasparenza, pretendere rispetto.

La gestione dei rifiuti è il termometro della civiltà di un territorio. E oggi, ad Avigliano, quel termometro segna una temperatura preoccupante. È il momento di reagire. È il momento di chiedere, con forza, che chi ha sbagliato venga chiamato a rispondere. Perché nessuna comunità può accettare di vivere nel degrado e nel silenzio imposto dall’incapacità di chi amministra.

Che puzza di “vecchia politica” che si sente cari Red-Pinguini!

 

Di Admin