In Italia, dove la passione per il dramma nazionale e internazionale si declina a colpi di titoli urlati, questa settimana la stampa ha dato il meglio di sé. Repubblica, Corriere, Messaggero, Il Sole 24 Ore, persino War Game, hanno tracciato un quadro catastrofico: la terza guerra mondiale è finalmente scoppiata. La battaglia dei cieli, caccia NATO che respingono incursioni di jet russi sull’Alaska e al confine lettone, allarmi alle capitali per voli civili coinvolti in azioni belliche, GPS accecati e aeroporti in tilt sono a un passo. Sembrerebbe il plot di un blockbuster hollywoodiano, ma come sempre conviene indossare gli occhiali della realtà prima di lasciarsi trascinare dall’isteria.
Partiamo dai fatti veri. Il 24 e 25 settembre 2025, due bombardieri russi Tu-95 e due caccia Su-35 sono stati intercettati nell’Area di Identificazione della Difesa Aerea dell’Alaska, zona che si estende ben oltre lo spazio aereo nazionale e corrisponde sostanzialmente a uno spazio internazionale di routine per monitoraggi reciproci fra superpotenze. NORAD, il comando nordamericano, ha confermato che si è trattato di attività frequenti, senza alcuna violazione dello spazio aereo statunitense o canadese, e senza incidenti critici. In parole povere, una passeggiata aerea ben seguita, non certo la battaglia dei cieli che le testate nostrane hanno annunciato con enfasi da soap opera.
Nel Baltico, nella stessa data, i caccia ungheresi Gripen facevano da scorta a cinque aerei russi (MiG-31, Su-30 e Su-35) che si aggiravano vicino al confine lettone ma senza violarne lo spazio aereo. Secondo il comando NATO, nessuna violazione e nessuna battaglia: solo volo coordinato in un corridoio aereo consentito, un’altra consueta “chiacchierata” di guerra fredda high-tech che quotidianamente ricorre in quelle zone. Stessa storia con l’Estonia, che ha denunciato qualche violazione, ma Russia ha detto che i suoi velivoli erano in acque internazionali. Dunque uno scambio di accuse e precisazioni che più che guerra sembrano partite a Risiko.
Altri episodi descritti con toni apocalittici terminano nell’incredulità. Droni russi “decollati dagli aeroporti di Oslo e Copenaghen”? Improbabile: le autorità scandinave hanno confermato che quei droni non partivano dalla Russia, ma piuttosto da zone limitrofe o insospettabili hacker locali. Per quanto riguarda il famoso sabotaggio GPS del volo di Ursula von der Leyen, nessuna fonte attendibile ha mai confermato questo sabotaggio, rimanendo al livello di voci e insinuazioni da guerra fredda 2.0.
L’episodio del drone “russo” che sfonda un tetto in Polonia? Smentito: era un missile polacco lanciato da un jet locale per esercitazioni. Ecco un esempio lampante di come la propaganda e gli allarmi facciano confondere i colpi di scena con le scene di ordinaria amministrazione militare.
Mentre i giornali allarmano dicendo “la terza guerra mondiale è scoppiata”, la NATO e gli Stati Uniti ripetono che per ora si tratta di monitoraggi difensivi, senza azioni aggressive o attacchi diretti. Le discussioni politiche italiane ed europee intanto si scaldano, con politici e opinionisti pronti a lanciare l’idea di abbattere i jet russi in caso di violazioni, un passo enorme verso l’escalation, che non è ancora stato ufficialmente adottato. Un esempio di come la parola “guerra” venga fatta circolare a sproposito, come fosse una coperta per coprire altre emergenze.
Marco Travaglio, sempre attento a smascherare questi trasporti emotivi, il 25 settembre ha commentato ironicamente la narrazione eccessiva e spesso infondata che si tende a fare attorno a queste questioni, denunciando la spettacolarizzazione della paura e l’uso politico delle minacce esterne per condizionare opinioni e decisioni. La sua analisi evidenzia come gran parte della stampa italiana sia affetta da un “eurodelirio” di guerra, in cui la paura è strumentale e la realtà spesso sottovalutata o distorta.
Il “grande allarme degli sconfinamenti russi” si riduce quindi a voli militari russi in spazi internazionali ben conosciuti e monitorati, intercettazioni di routine, nessuna battaglia aerea o scontri, nessuna violazione reale e nessuna azione di sabotaggio dimostrata. Le agitazioni mediatiche, con mappe colorate e colonne di titoli apocalittici, servono più a spaventare la popolazione che a informarla.
Il panorama geopolitico quindi resta teso, ma non per un’invasione imminente o per una guerra mondiale in arrivo. La realtà è fatta di equilibri delicati, esercizi di forza e controforza che si svolgono, sì, vicino ad aree critiche, ma all’interno di regole e con sorveglianza costante. La paura venduta a caro prezzo spesso genera scenari più tragici delle azioni reali compiute.
In definitiva, la grande narrazione della minaccia russa e della terza guerra mondiale imminente — così tanto masticata e ripetuta dalla stampa italiana ed europea — sembra più un buon affare editorial-politico che un resoconto veritiero dei fatti.
Come ironizza Marco Travaglio in un suo editoriale, l’obiettivo è spaventare la popolazione, mobilitare consensi per politiche di difesa costose e mantenere alta l’attenzione su un nemico esterno pronto a fare il grande salto, che però per ora resta più un’ombra che un lupo reale.
Se si vuole vedere la verità senza occhiali tinta paura, occorre guardare con distacco la realtà quotidiana e denunciare l’eccesso di allarmi che vivono di se stessi, alimentando un teatrino che non fa bene né a chi racconta né a chi ascolta.
E quindi come dico sempre cari Red-Pinguini… ma gente con un cervello che funziona nella media… NE ABBIAMO????