A Potenza, nella frazione di Tiera, un viadotto si sta sgretolando davanti agli occhi di tutti, ma nessuno sembra voler prendersi la responsabilità di salvarlo. Il cedimento strutturale di uno dei pulvini di sostegno del viadotto lungo la SP ex SS93, noto da tempo per la sua fragilità, rappresenta l’ennesimo, lampante esempio di abbandono e di colpevole negligenza organizzativa.
Il “viadotto figlio di nessuno” è ormai una dolorosa realtà. Costruito nel lontano 1978 dall’ANAS, per anni è stata affidata alla Provincia di Potenza la sua manutenzione e sicurezza. Eppure, nonostante le limitazioni al traffico pesante e diversi segnali di allarme, il ponte è stato lasciato in condizioni tali da rendere necessario oggi il suo abbattimento. Una struttura che ogni lucano percorre ogni giorno rischia di crollare, paralizzando infrastrutture e la vita di intere comunità, mentre chi dovrebbe agire si nasconde dietro l’alibi della burocrazia e dell’incertezza di competenze.
La Provincia di Potenza stessa ammette che la manutenzione era già stata monitorata, ma i risultati sono la prova evidente che non bastava: “un’anomalia costruttiva”, così la definisce il presidente Christian Giordano, che però lascia intendere che nessuno abbia davvero avuto la forza o i mezzi per intervenire efficacemente prima del disastro. Ecco lo sfacelo: un’opera definita “regolarmente monitorata”, che alla prova dei fatti è stata abbandonata a se stessa, incapace di garantire neppure un passaggio sicuro.
Che il viadotto sia un “figlio di nessuno” è un epiteto che denuncia la mancanza di una chiara titolarità e responsabilità. La competenza è stata trasferita all’ente provinciale senza un adeguato trasferimento di fondi, personale o strumenti, come denunciano apertamente gli stessi amministratori. Un’ipocrisia che lascia le mani legate a chi si trova a gestire una rete infrastrutturale datata, creata con materiali e tecniche ormai superate e lasciata a marcire davanti agli occhi della politica e della comunità intera.
L’ordinanza di chiusura totale del viadotto ha creato disagi non solo alla circolazione automobilistica, ma anche ai pendolari e ai viaggiatori dei treni regionali. La sospensione della circolazione ferroviaria lungo la linea Potenza–Melfi e verso Foggia, dovuta alla sicurezza precaria sotto il ponte danneggiato, ha costretto Trenitalia e la Ferrovia Appulo Lucana (FAL) a istituire un servizio di autobus sostitutivi, che però non può sostituire adeguatamente la funzionalità del treno. I viaggiatori sono costretti a lunghi tempi di percorrenza, collegamenti più difficoltosi e continui disagi con coincidenze che saltano. Per i residenti frontisti alla zona del viadotto, come quelli nelle contrade Bosco Grande, Bosco Piccolo, Barrata o Pian di Zucchero, raggiungere il centro di Potenza o spostarsi verso Melfi diventa un’impresa quotidiana, con la necessità di deviazioni chilometriche e percorsi alternativi spesso poco accessibili o non ben segnalati.
È emblematico che a distanza di settimane dall’inizio del problema, non si intraveda nessuna soluzione concreta né per la messa in sicurezza temporanea che permetta almeno il passaggio dei treni, né per un progetto chiaro e finanziato di ripristino o ricostruzione. Chi deve farsi carico di tutto questo? Nessuno ha ancora fornito una risposta chiara. Un vuoto istituzionale che pesa inutile e pericoloso sulla carne viva delle comunità locali.
La Provincia di Potenza, che ha assunto la responsabilità della demolizione del manufatto, pare impotente davanti all’urgenza di garantire una infrastruttura funzionante e sicura. Intanto, il traffico è paralizzato, la mobilità compromessa e le attività quotidiane delle persone stravolte. Non si tratta più di una questione tecnica, ma di un fallimento politico e sociale che pesa come una condanna sull’intera regione Basilicata.
Le infrastrutture italiane, con il viadotto Tiera a rappresentarne il simbolo più lampante nel Meridione, sono sempre più spesso teatro di abbandono, incapacità manageriale e colpevole ritardo negli interventi. Il risultato è una realtà in cui “un ponte che cade da solo” resta orfano di chi si assuma la responsabilità di intervenire, lasciando cittadini, pendolari e lavoratori in balia dell’incertezza e del disagio.
Non è più accettabile questo stato di cose. Il “viadotto figlio di nessuno” racconta una storia di incuria intollerabile, di responsabilità rimbalzate da un ufficio all’altro e di una classe dirigente che non ha il coraggio, la forza e nemmeno la voglia di agire in favore della sicurezza e del benessere dei cittadini.
Chi ha responsabilita’ tecniche e di governo, non facesse solo passerelle ma agisca per rendere di nuovo fruibile la linea ferroviaria sottostante e la vita dei cittadini che usano quella strada
Alla prossima Red-Pinguini