Ah cari Red-Pinguini, la Potenza-Melfi, quel fantastico asse viario e ferroviario che ogni giorno regala agli ascoltatori—anzi, agli sventurati viaggiatori—una sinfonia di ritardi, cancellazioni e caos degna di un’opera tragicomica. Si potrebbe quasi scrivere un romanzo sui drammi quotidiani che si consumano tra tratte ferroviarie sospese e strade semi-bloccate, il tutto condito da una gestione che definire “ferma” è un eufemismo magistrale.

Partiamo dai binari, perché da quelle parti la parola “programma” pare un optional, tipo la puntualità o la decenza. La linea ferroviaria tra Potenza e Melfi è una sorta di grande cantiere permanente, che dopo mille promettenti “ci siamo quasi” continua imperterrita a far viaggiare i treni… via autobus. Sì, proprio quei bus sostitutivi spesso lamentano ritardi peggiori di quelli dei treni, e non certo per colpa del conducente, ma per colpa di una gestione che sembrerebbe più interessata a rimpolpare le statistiche sulle soppressioni che a trovare soluzioni vere.

E mentre Trenitalia si gode (probabilmente da qualche studio climatizzato) il suo meritato riposo, non solo non riesce a pianificare con serietà quei pochi lavori necessari a far funzionare decentemente la linea, ma riesce pure a far sembrare i bus più un’imposizione che un servizio utile. I viaggiatori diventano così attori involontari di una commedia dell’assurdo: tempi assurdi, corse cancellate all’ultimo minuto, e aggiornamenti che manco un messaggio della ex a mezzanotte.

Ora spostiamoci sulla strada, la mitica statale Potenza-Melfi, che di “mitica” ha ormai solo il senso di leggenda metropolitana. Il vero tormento di chi deve usare i bus non sono solo i mezzi che vanno a rilento, ma i lavori stradali eternamente bloccati. Non parliamo di decine di chilometri, ma da mesi si litiga per pochi metri di asfalto, bloccati da un semaforo rosso che sembra il gemello del mostro di Lochness per quanto è mitologico vederlo diventare verde. Code che si snodano per ore, autobus intrappolati in una processione estenuante, gente che pensa seriamente di disegnare piste ciclabili sulla carreggiata pur di accelerare il viaggio.

Il bello, o meglio il grottesco, è che questi lavori sembrano più una scusa per far girare il semaforo rosso e far fare soldi alle gelaterie locali con i pendolari che perdono le staffette tra treni e bus. Ma di quando è l’ultima volta che qualcuno ha visto un vero piano d’intervento che funzioni, chi lo sa? Pare quasi che nessuno voglia rompere questa incantevole routine fatta di immobilismo e comunicazioni nulle.

E così, poveri pendolari, vi trovate nel bel mezzo di questa guerra senza vincitori: treni fermi e bus in ritardo da un lato, lavori bloccati e semafori eterni dall’altro. Il tutto condito da notizie mancanti o praticamente incomprensibili, come se comunicare con i passeggeri fosse un compito troppo gravoso o, più probabilmente, del tutto superfluo. Non c’è da stupirsi che i poveri viaggiatori sviluppino teorie complottiste su una specie di “programma del disservizio perpetuo” gettato lì per testare la vostra pazienza.

È triste, anzi sconfortante, assistere a questa situazione e pensare che Trenitalia, con quel contratto milionario in tasca, sembra aver rinunciato a fare davvero la propria parte. Forse preferiscono lasciare tutto così com’è: un teatro dell’assurdo dove il pubblico è costretto a sedersi, pagare e sopportare in silenzio.

Non sarebbe stato forse il caso, vista la situazione del ponte di Tiera “Figlio di Nessuno”, anticipare i lavori sulla tratta ferroviaria per diminuire i disagi agli utenti? No? forse troppo lavoro per pochi neuroni!

In conclusione, se l’esperienza di viaggio Potenza-Melfi fosse un film, sarebbe un mix tra una tragicommedia italiana anni ‘70 e un thriller surreale, con il pubblico (cioè i pendolari) in prima fila per applaudire la prossima sparizione di un treno o l’ennesimo interminabile rosso al semaforo.

Certo, ci sarebbe da ridere se non fosse che a perdere sono sempre gli stessi, abbonati all’incubo quotidiano di orari stravolti, corse cancellate e assenza totale di rispetto. Perché, cari gestori, una cosa si deve dire: la fantasia per creare un disservizio così perfetto non manca, ma forse per una volta potrebbe servire un po’ di buona volontà e un piano che non implichi solo speranze, promesse e niente più.

E mentre aspettiamo quel miracolo, per favore, non dite che la Potenza-Melfi è solo un piccolo problema: è un capolavoro di inefficienza che meriterebbe almeno un premio come “Miglior disorganizzazione dell’anno”. Ma noi, poveri viaggiatori, siamo costretti solo a prendercela… con filosofia.

Di Admin