oggi mi rivolgo a voi con il fegato spappolato dal fiele e una rabbia che fatico a contenere perche’ risuonare più forte l’eco di una vergogna internazionale senza precedenti. Scrivo da cittadino esasperato, da uomo della strada che guarda i telegiornali e si sente violentato nell’intelligenza e nella dignità da una classe politica nostrana che ha riscoperto la schiena dritta solo quando il fango è arrivato a colpire direttamente il nostro cortile. Per mesi abbiamo assistito a un silenzio pavido, a un servilismo imbarazzante, a una genuflessione sistematica da parte del nostro governo di fronte a qualsiasi abominio venisse compiuto in Medio Oriente. Abbiamo guardato dall’altra parte mentre intere città venivano rase al suolo, mentre migliaia di civili, di donne, di bambini palestinesi venivano massacrati, ridotti in polvere, vaporizzati dalle bombe nell’indifferenza più totale o, peggio, con la complicità morale di chi balbettava giustificazioni sul diritto alla difesa. Niente. Per mesi non una parola fuori posto, non un brivido di indignazione, non una linea rossa che fosse ritenuta davvero invalicabile. Poi, improvvisamente, ieri e oggi il miracolo: i nostri governanti si sono svegliati dal torpore. Meloni ruggisce, Tajani convoca, persino il compassato Mattarella alza la voce definendo le istituzioni altrui “infime”. E perché tutto questo improvviso scatto d’orgoglio? Perché questa fiammata di dignità nazionale? Semplice: perché stavolta nel tritacarne ci sono finiti dei cittadini italiani, gli attivisti della Flotilla, e l’arroganza di Tel Aviv è diventata talmente sfacciata da non poter più essere nascosta sotto il tappeto del politicamente corretto.
La goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di sangue e ipocrisia è il video vomitevole diffuso da Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano. Questo personaggio, che definire sinistro è un complimento generoso, si è filmato mentre derideva apertamente gli attivisti della Flotilla umanitaria internazionale, tra cui figurano diversi nostri connazionali. Immaginatevi la scena, perché è l’istantanea esatta del collasso di ogni barlume di civiltà: persone in ginocchio, bendate, ammanettate come bestie al macello, e un ministro che passeggia tra di loro con il sorriso stampato in faccia, sussurrando con un sarcasmo viscido un agghiacciante “Benvenuti in Israele”. Un livello di sadismo istituzionale che ha fatto saltare sulla sedia persino il Quirinale. Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è dovuto intervenire usando parole pesanti come macigni, parlando espressamente di un livello infimo e incivile, un insulto alla dignità umana che non può trovare alcuna giustificazione geopolitica. E subito dietro, come in un riflesso pavloviano dettato dal panico elettorale e d’immagine, si è scatenata l’ira della Premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’Italia adesso ringhia. La Meloni chiede scuse ufficiali immediate e fa sapere di stare valutando provvedimenti severi, mentre la Farnesina ha formalmente convocato l’ambasciatore israeliano a Roma per esigere non solo spiegazioni, ma la liberazione immediata di tutti i cittadini italiani trattenuti. Tra questi c’è Antonella, una nostra connazionale per la quale si sta muovendo febbrilmente anche il console israeliano nel tentativo di disinnescare una bomba diplomatica che rischia di far saltare i nervi a tutti.
Ma io vi chiedo, cari politici di tutti i livelli, ministri, dove eravate fino a ieri? Dove eravate quando la stessa identica disumanità, lo stesso identico trattamento degradante veniva riservato quotidianamente a migliaia di anonimi palestinesi, sbatttuti sui social network in mutande, bendati, umiliati dai soldati israeliani?? In quel caso andava bene? Era un danno collaterale accettabile nel grande server della geopolitica occidentale? Ora che il male ha toccato i cittadini italiani, ora che l’Italia è andato in crash emotivo, allora si urla al superamento della linea rossa. È un’ipocrisia che fa accapponare la pelle. Questa improvvisa durezza della Meloni, questo correre ai ripari convocando ambasciatori, puzza lontano un miglio di cinismo elettorale, della necessità assoluta di ripulirsi la coscienza di fronte a un’opinione pubblica italiana che, giustamente, non può tollerare di vedere i propri figli trattati come prigionieri di guerra medievali da un paese che si autodefinisce “l’unica democrazia del Medio Oriente”.
La verità è che lo stesso governo israeliano è in preda a un cortocircuito interno che dimostra quanto la situazione sia ormai fuori controllo. Mentre Ben-Gvir fa lo sceriffo da quattro soldi sui social umiliando i prigionieri, il Ministro degli Esteri israeliano è dovuto intervenire pubblicamente per attaccarlo e prenderne le distanze, dichiarando testualmente che Ben-Gvir “non è il volto di Israele”. Persino il Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato costretto a fare una parziale e ipocrita retromarcia, definendo il video “un errore”. Un errore? Davvero liquidiamo la tortura psicologica e l’esibizionismo fascistoide di un ministro come un semplice “errore di comunicazione”? Questa faida interna a Tel Aviv ci mostra la realtà per quella che è: una leadership estremista che non risponde più a nessuna regola del diritto internazionale, conscia del fatto che per anni l’Occidente – Italia in testa – le ha garantito un’impunità totale, una licenza di violare qualunque convenzione di Ginevra senza mai pagare pegno. E adesso che il mostro che hanno contribuito a nutrire con il loro silenzio complice morde la mano del padrone, i nostri ministri cadono dal pero, scoprendosi improvvisamente paladini dei diritti umani e della dignità dei prigionieri.
Le opposizioni in Italia ora chiedono di fare di più, accusando il governo di aver balbettato per troppo tempo. E hanno ragione, anche se spesso la loro è una critica tardiva e di comodo. Non basta convocare l’ambasciatore alla Farnesina per chiedere il rilascio di Antonella e degli altri attivisti. Questa è la normale amministrazione, il minimo sindacale per non perdere del tutto la faccia. Quello che manca, e che non vedremo mai da questa classe politica servile, è un atto di coraggio vero: l’ammissione che la politica estera italiana su questo fronte è stata fallimentare, pavida e moralmente fallita. Abbiamo accettato che venisse ridefinito il concetto stesso di umanità, tollerando l’indicibile, e oggi ci scandalizziamo se un ministro fanatico tratta i nostri cittadini con la stessa identica ferocia brutale con cui il suo governo tratta un intero popolo da decenni. Da cittadino lucano, abituato alla concretezza di chi lavora la terra e sa che se semini vento raccogli tempesta, trovo tutto questo teatrino semplicemente inaccettabile. Non si può essere complici di un massacro per mesi e poi fare le vergini violate se qualcuno vi mostra, senza filtri, il volto truce e arrogante del potere che avete difeso. La linea rossa non è stata superata oggi nei corridoi dove Antonella e gli altri sono bendati; la linea rossa è stata polverizzata mesi fa, sotto le macerie di ospedali e scuole, nel silenzio assordante di una Roma che oggi riscopre l’orgoglio nazionale solo per salvare le poltrone e la faccia.
Insomma, cari Red-pinguini, abbiamo un governo che per mesi ha fatto finta di non vedere migliaia di morti e che oggi fa la voce grossa per un video su TikTok: non vi sembra che la nostra dignità nazionale sia ostaggio di una manciata di scuse che non restituiranno comunque la vergogna di essere stati zitti fino ad ora?
Ciauz e alla prossima
