
Venghino Siore e Siori! il circo dei miracoli a mezzo busto e le trombe imperiali sguainate a reti unificate sono arrivate in pompa magna per voi: la grande liberatrice ha parlato e la platea di boccaloni è già pronta a battere le mani spellandosele con un sorriso ebete stampato sul volto.
Cari Red-pinguini, puntuale come la morte e’ arrivata la nuova boutade elettorale per gonzi…
I toni sono quelli trionfalistici delle grandi epopee storiche, dell’Italia che risorge spezzando le catene del fisco ladro. Giorgia Meloni si è presentata davanti ai microfoni con il petto gonfio e lo sguardo fiero, annunciando solennemente che il governo mette la parola fine a “una delle tasse più odiate dagli italiani”.
Trionfo assoluto. Apoteosi da prima pagina. Chiunque ascolti il telegiornale senza collegare due neuroni pensa già all’assegno strappato, al risparmio epocale, alla rivoluzione copernicana nel garage di casa.
Peccato che basti leggere mezza riga di testo per capire che siamo davanti all’ennesima, spudorata televendita politica cucinata per un pubblico di allocchi.
Primo dettaglio che i megafoni di corte fanno finta di non pesare: non è una cancellazione per sempre. È una farsa a termine. La misura sbandierata non entra in vigore domani, non c’è traccia per il prossimo anno, ma viene buttata lì con data di scadenza incorporata: solo ed esclusivamente per il 2027. Avete capito bene? Un solo anno solare.
Una botta e via. Il 2027, guarda caso, è l’anno della fine naturale della legislatura, il momento esatto in cui si aprono i seggi elettorali e questi geni della propaganda hanno un disperato bisogno di trascinare gli asini verso la biada.
Si parla di renderla “strutturale con la prossima manovra”, che in politichese significa: vi facciamo assaggiare l’osso per dodici mesi, ma se volete sperare di non pagarla di nuovo dal primo gennaio 2028, dovete rimettere la solita croce sullo stesso simbolo. Una carota da dodici mesi legata a un bastone lungo tre anni.
E adesso prendiamo la calcolatrice, perché quando si mettono in fila i numeri la gabola diventa cristallina. Facciamo il conto della serva per una famiglia normale. Mettiamo che tu possegga una classica utilitaria da 70 cavalli (circa 52 kW) e un’utilitaria media o una station wagon modesta da 110 cavalli (80 kW). Sul primo veicolo paghi circa 135 euro l’anno di bollo; sul secondo ne sborsi intorno ai 210. Totale del fantomatico risparmio tanto decantato dal governo: 345 euro lordi (cosi’ pensa l’elettore col neurone addormentato, visto che poi si sconta UN SOLO VEICOLO A TESTA) per quell’unico, magico anno di grazia duemilaventisette. Circa 28 euro al mese. Ci compri due pizze margherita da asporto e una birra artigianale, se ti va di lusso.
Chi risparmierà davvero questa cifra? Risposta secca: nessuno. Zero spaccato.
Perché quei soldi non evaporano nell’aria. Il bollo auto non finisce nel bilancio generale dello Stato; è il tributo proprio che foraggia in modo diretto e vitale le casse delle Regioni. Servono circa 7 miliardi di euro l’anno per tenere in piedi i bilanci regionali: una montagna di denaro che paga la sanità pubblica, il trasporto locale su gomma, la manutenzione minima di strade che qui da noi, tra i calanchi e le provinciali della Basilicata, sembrano bombardate dall’artiglieria pesante. Se il governo cancella il gettito per un anno e promette il mirabolante “fondo di rimborso statale”, non sta regalando un centesimo. Lo Stato centrale non stampa moneta: o prende quei 7 miliardi tagliando i servizi altrove, oppure – come accade matematicamente a ogni giro di giostra – lascerà le Regioni con un buco gigantesco da tappare in fretta e furia.
E chi paga quando le Regioni finiscono in rosso? Pagheranno le Regioni, il che significa, senza troppi giri di parole, che pagheremo noi. Sempre noi.
Il meccanismo di compensazione è la solita partita di giro da strozzini di quartiere. Per recuperare i soldi del bollo spariti nel 2027, la tua Regione non potrà fare altro che alzare al massimo l’addizionale regionale IRPEF. Se guadagni uno stipendio normale da 25.000 euro lordi, un ritocco di appena lo 0,8% o l’1% sull’addizionale ti prosciuga istantaneamente 200-250 euro all’anno dalla busta paga, e quella stangata, a differenza del bollo finto-abolito, non scadrà mica a dicembre 2027: resterà lì per sempre. Se poi hai la sfortuna di aver bisogno di un’ecografia addominale, di una risonanza o di una visita cardiologica, scoprirai che i ticket sanitari sono stati ritoccati all’insù di 30 euro a ricetta, o peggio ancora che le liste d’attesa sono collassate e che l’ospedale pubblico ti fissa l’appuntamento tra quattordici mesi. Risultato? Sei costretto ad andare dal privato convenzionato, sborsando 180 euro per una singola visita.
Rifacciamo il saldo contabile reale: ti hanno tolto 135 euro dal cruscotto dell’utilitaria, te ne hanno sfilati 220 di addizionale regionale dalla busta paga e te ne hanno estorti altri 180 per una prestazione medica che prima passava il servizio sanitario. Saldo finale del tuo “favoloso sconto”: sei sotto di 265 euro. Cornuto, mazziato e deriso. Chi guida una vecchia Punto a metano o un furgone con 300.000 chilometri per andare a zappare la terra o lavorare in cantiere ci rimetterà il doppio, magari scoprendo pure di essere escluso dai requisiti premiali riservati ai motori ibridi fiammanti dei quartieri alti.
È una truffa contabile talmente sfacciata da togliere il fiato. Eppure, la cosa più desolante non sono loro, che fanno il mestiere dei venditori di fumo con una spudoratezza collaudata; la vera tragedia è che ci sarà la fila di polli pronti a farsi spennare con il sorriso, a esaltare il genio di palazzo e a rivotare in massa questi artisti della gabola al grido di “ci hanno tolto la tassa più odiata”.
Insomma, cari Red-pinguini, prepariamoci a stappare lo spumante per questo mirabolante sconto del 2027: festeggeremo cento euro risparmiati sul libretto di circolazione mentre andiamo a piedi al pronto soccorso a pagare il conto della cena con la carta di credito.
Ciauz e alla prossima