Cari Red-pinguini, oggi vi scrivo queste poche righe con un velo di tristezza.  Solo pochi mesi fa, lo avevo festeggiato con un articolo per le sue 112 candeline

Se n’è andato Vitantonio Lovallo. Zi Tonn. Aveva centododici anni, era l’uomo più vecchio d’Italia, e i giornali nazionali hanno gia cominciato a pubblicare articoli e reazioni della politica.

Io, però, non riesco a leggerli quei titoli da circo mediatico. Mi danno solo fastidio.

Per le agenzie di stampa era un record statistico, un trafiletto di folklore sulla longevità lucana, l’ennesima occasione per i politicanti di turno di pubblicare il solito comunicato di cordoglio ipocrita sulla “memoria viva della nostra terra”. Parole vuote. Buone solo per riempire i vuoti di una politica che questa terra la sta lasciando morire.

Per me Zi Tonn era semplicemente il vicino di casa.

Un pezzo della mia quotidianità. Bastava fare due passi e lo trovavi lì: seduto davanti alla porta della sua abitazione, con la sedia appoggiata al muro di pietra a prendere il sole. Fermo. Con lo sguardo perso chissà dove, carico di oltre un secolo di fatiche, inverni rigidi e silenzi che noi non possiamo nemmeno immaginare. Un cenno con il capo, poche parole scambiate piano, la dignità immensa di chi ha zappato la terra fino a centosei anni non per finire sul Guinness dei primati, ma perché non conosceva altro modo di stare al mondo, Oppure quando lo incontravo alla stazione, fino a qualche anno fa mentre si faceva la passeggiata… “Beh Zi Tonn come va?” e lui rispondeva “Eh… ca m fann mpo mal i piedi”… a 105 anni!

Oggi quell’angolo è vuoto. La sedia non c’è più. C’è solo un’aria gelida che ti stringe la gola.

Ed è questo che fa male. Mentre il carrozzone del potere celebra la retorica della “terra dei centenari” per nascondere lo spopolamento e il nulla cosmico che circonda i nostri paesi, noi perdiamo le radici vere. Quelle che non vanno in televisione. Quelle che stavano sedute sull’uscio a scaldarsi le ossa e che, senza fare rumore, tenevano in piedi il senso stesso di una comunità. Se ne vanno loro, e ci lasciano più soli, in mezzo a strade dove non passa quasi più nessuno.

Chi colmerà quel vuoto davanti a quella porta? Nessuno. Rimane solo l’amarezza di un paese che si svuota un pezzo alla volta, mentre dall’alto continuano a prenderci in giro spacciando l’abbandono per quiete bucolica.

Ciao Zi Tonn… buon viaggio e grazie… era un piacere scambiare quanche parola con te… un onore averti conosciuto!

Di Admin